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mercoledì 11 novembre 2020

Calendario Pagano 2021


Da oggi è possibile ordinare il Calendario Pagano 2021!

Dopo mesi di lavoro è finalmente disponibile! Questo è un traguardo davvero importante, non solo per me, ma per tutti. Perché da oggi c'è un'alternativa valida al calendario classico; perché ognuno dei 365 giorni indica una o più festività pagane; perché le illustrazioni della talentuosa Erika Asphodel Di Paolo descrivono in ogni dettaglio la bellezza dei 12 mesi.
Ma soprattutto perché questo calendario è il primo e l'unico al mondo nel suo genere.

 


Il Calendario Pagano 2021 è in formato A3, rilegato a spirale, con 13 fogli più un cartoncino di supporto. Il casellario contiene il nome delle feste e la loro origine, le icone delle lunazioni e dei segni zodiacali, e c'è ancora spazio per segnare i vostri appuntamenti.

 

➡️ per ordinarlo vai su www.calendariopagano.it e compila il form ⬅️




giovedì 17 settembre 2020

Aequa Nox: la Bilancia equinoziale


 

Siamo giunti all'autunno, all'equinozio che porta con sé l'inizio della fine. E' il momento di tirare le somme e raccogliere i frutti del nostro operato.

Provate a immaginare: siamo in un villaggio gallese, la temperatura estiva ha ormai lasciato il passo a una brezza frizzante che increspa la pelle. I raccolti stanno giungendo alla conclusione e bisogna mettere via le provviste per l'inverno.

Come ho già spiegato ieri (in questo post:) chiamarlo Mabon è un errore storico dovuto alla decisione arbitraria di un autore wiccan presa negli anni '70. Per questo motivo mi limiterò a chiamare la festa così come si è sempre chiamata: Equinozio d'Autunno.

Il termine equinozio deriva dal latino aequa nox ovvero "notte uguale" [sottinteso: al giorno] perché in questa data il giorno e la notte hanno la stessa durata. Il fenomeno si deve alla posizione del Sole che nasce precisamente a Est e tramonta precisamente a Ovest, determinando così la stessa durata di notte e dì. Ogni anno la data cambia leggermente a causa della rivoluzione terrestre intorno al Sole, ma in genere può cadere tra il 22 e il 23 settembre. Dal giorno successivo le ore di buio supereranno quelle luce, sempre di più, fino al solstizio d'inverno, quando il Sole raggiungerà il punto più basso dell'orizzonte celeste e si avrà la notte più lunga dell'anno.

Il fatto che durante l'equinozio il giorno e la notte abbiano la stessa lunghezza si riassume con l'immagine della bilancia in perfetto equilibrio. Non a caso il segno zodiacale della Bilancia entra in concomitanza con l'equinozio autunnale. Inoltre, l'idea di perfetto equilibrio lo ritroviamo nei Tarocchi con la carta della Giustizia, in cui possiamo ammirare in primo piano la bilancia equinoziale (la stessa fuori dai tribunali): non una bilancia qualsiasi, ma proprio quella che indica la quintessenza della simmetria celeste.

E infatti si dice che "è tempo di bilanci": questo è il momento dell'anno in cui si tirano le somme, si mette *sulla bilancia* ciò che si è fatto e ciò che si deve fare per affrontare il futuro e si ringrazia per quanto ottenuto. Anticamente non era solo un modo di dire: con la luna del raccolto si procedeva alla messe dei campi e si faceva scorta in previsione dell'inverno che stava arrivando. In questo senso ciò che si era operato durante l'anno arrivava a dare i frutti che ci si meritava.

Per propiziare un inverno facile e privo di stenti, era tradizione fare grosse ceste dei prodotti raccolti e banchettare con essi per ringraziare gli Dei dell'abbondanza ricevuta.

Gli antichi festeggiavano rievocando mitologicamente la discesa del Sole sull'orizzonte celeste come una divinità che si appresta a scendere negli Inferi.

In Grecia, ad esempio, si tenevano i Misteri Eleusini Maggiori con i quali si richiamava il rapimento di Persefone da parte di Ade, che voleva farne la sua sposa. Simmetricamente, con i Misteri Eleusini Minori, in primavera si festeggiava Persefone che risaliva sulla Terra per ricongiungersi a sua madre Demetra. Lo stesso avveniva a Roma con il mito di Plutone e Proserpina e, naturalmente, ogni cultura aveva il proprio mito per spiegare l'alternarsi delle stagioni.

Il ciclo stagionale era un aspetto importante per la vita terrena, così come per quella spirituale, perché scandiva la quotidianità e, con l'osservazione e il rispetto dei suoi ritmi, garantiva il rimanere in vita. In questo contesto trova luogo la rievocazione: l'azione di mettere in scena un mito per spiegare il fenomeno astronomico faceva da tramite tra ciò che è in alto e ciò che è in basso, avvicinando la sfera celeste a quella umana.


Un altro simbolo chiave di questo equinozio è la Cornucopia (dal latino cornu copiae cioè "corno dell’abbondanza"): la cesta senza fondo dalla quale sgorga, come una cascata, tutto il cibo che si desidera. La Cornucopia è un simbolo fortemente legato alla Dea Madre, poiché proviene da uno dei corni che Eracle spezzò ad Acheloo (dio fluviale figlio di Gea) mentre questi si era trasformato da serpente a toro, due animali che ben sappiamo essere allegorie del femminino sacro. Nel mito romano si racconta che quando il corno cadde a terra alcune ninfe lo raccolsero, lo riempirono di frutta e fiori e lo offrirono alla dea Abundantia, la quale lo rese eternamente pieno.

In un altro mito la Cornucopia è il corno che Zeus, quando era infante, strappò per gioco dalla testa della sua nutrice: la ninfa/capra Amaltea. Anche in questo caso si parla di fertilità divina, per via dell'allattamento, un concetto ancora legato alle dee dell'abbondanza e della crescita.

Oggi la ritroviamo spesso colma di monete accanto alla dea bendata della Fortuna, quale augurio di ricchezza e quindi, nuovamente, di prosperità.

A ogni modo, il motivo per cui la Cornucopia è associata all'equinozio autunnale sta nel fatto che esso è il momento del cosiddetto "secondo raccolto" (in riferimento al primo che si celebra il 1° agosto con il taglio dei cereali e al terzo che il 1° novembre segna il raccolto degli ultimi prodotti agricoli e spontanei). Il secondo raccolto è particolarmente importante perché si trovano diversi frutti e ortaggi che possono mantenersi a lungo se ben stoccati, perciò, disponibili in ogni momento, proprio come usciti dalla famosa cornucopia. Pensiamo alle mele, alle patate tardive, alla frutta secca e ai legumi: essi hanno la capacità di rimanere commestibili per diverso tempo e garantire un buon apporto di zuccheri, grassi e proteine anche nei mesi invernali. Naturalmente c'era anche la caccia, con la quale ci si assicurava pelli per riscaldarsi e carne essiccata, ma era anche meno certa e più rischiosa di un raccolto ben coltivato.

Oggi che viviamo nelle città con riscaldamento e supermarket facciamo molta fatica a comprendere come si viveva all'epoca e altrettanta fatica a connetterci davvero con la Natura che ci circonda.

Se oggi ne avete la possibilità, staccate tutto e da tutto, lasciate a casa il telefono, prendete una coperta e andate a stendervi nel primo parco che trovate. Chiudete gli occhi e - sperando in una bella giornata - sentite il sole sulla pelle, percepite la differenza di calore rispetto a luglio, insomma fate in modo di comprendere il passaggio che si sta manifestando intorno a voi.

 

Buon Autunno.

 

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Testo protetto da Copyrighted e Creative Commons

Illustrazione di Natasa Ilincic

 



 

lunedì 14 settembre 2020

Mabon (?)


Prima di scrivere anche una sola riga su questa "festività" è bene ricordare che il nome Mabon associato all'Equinozio d'Autunno è un grave errore storico.
Anticamente la festa non aveva alcuna nomenclatura, era semplicemente l'Equinozio d'Autunno.
Negli anni '70 l'autore wiccan Aidan A. Kelly decise arbitrariamente che serviva un nome per la festa dell'equinozio. La scelta ricadde sul dio celtico Mabon, la cui storia mitologica gli sembrò addirsi al caso.

«Mabon ap Modron» era "il figlio divino della madre divina" cioè Modron, Grande Madre gallese. La storia racconta che a soli tre giorni dalla propria nascita il piccolo Mabon fu rapito e portato nel Regno dei Morti, dove visse come prigioniero per molti anni. A quel punto sua madre partì alla disperata ricerca del figlio e come conseguenza di questo atto la popolazione del mondo diminuì.
Alla fine Mabon fu salvato da un eroe che - a seconda delle storie - può essere Culhwch o Artù.

Tale racconto ricalca il mito greco di Persefone rapita da Ade e portata negli Inferi: quando sua madre Demetra partì alla sua ricerca tutta la vegetazione smise di esistere e gli uomini cominciarono a morire.
Il mito greco veniva rievocato durante i Misteri Eleusini che si tenevano in autunno e dunque il prof. Kelly deve aver utilizzato questo parallelismo per posizionare la figura di Mabon in occasione dell'equinozio di settembre.

In effetti Mabon era tutt'altro che un dio autunnale: egli era il dio della giovinezza e della vegetazione, perciò associato alla primavera e a tutto ciò che in quel periodo rinasce.
E infatti tra i Romani venne assimilato ad Apollo Maponus per le caratteristiche legate all'arte, alla musica e alla bellezza giovanile. Non a caso la nascita di Apollo veniva ricordata proprio in occasione dell'Equinozio di Primavera e - come ben sappiamo - gli antichi non avrebbero mai fatto l'errore di associare due divinità con caratteristiche tanto diverse.

Il 22 settembre alle ore 15,30 entrerà l'Equinozio d'Autunno e, per quanto mi riguarda, io lo chiamerò così. Se è vero che i neopagani sono sempre più attenti ai dettagli e alla storicità del culto e se è vero che le divinità non vanno né confuse, né gli si deve mancare di rispetto, allora è il caso che iniziamo tutti a chiamare questa festa con il suo vero nome. O - perché no? - a sceglierne uno nuovo, corretto e storicamente accettabile, questa volta con l'apporto di tutta la comunità neopagana mondiale.
Fino ad allora, però, sarà bene porre rimedio agli errori del passato, rifiutando quelle scelte arbitrarie che ci fanno apparire come una comunità superficiale e poco attenta alla nostra stessa storia.


P.s.: mi preme sottolineare che Kelly decise a tavolino anche i nomi di Ostara e Litha, così come lui stesso dice nell'articolo "About Naming Ostara, Litha, and Mabon" che potete leggere qui.

Testo protetto da Copyrighted e Creative Commons, originariamente pubblicato su: http://monica-casalini.blogspot.com/2020/09/mabon.html
Illustrazione: autore sconosciuto, crediti su segnalazione.

Fonti:
https://www.patheos.com/blogs/adamantinemuse/2019/09/did-mabon-steal-the-autumn-equinox
https://www.patheos.com/blogs/panmankey/2015/09/mabon-outrage-and-why-we-love-the-autumnal-equinox
https://www.patheos.com/blogs/allergicpagan/2013/09/20/mabon-mabon-not

mercoledì 22 luglio 2020

Lughnasadh

 
 
Lughnasadh è alle porte. Il grano nei campi è ormai biondo e docile, la frutta sugli alberi è matura e il sole tente lentamente verso il sud dell'orizzonte celeste.

1° agosto: tempo di Lugh
Lughnasadh è un'antica celebrazione irlandese in cui si festeggia ambivalentemente la vita e la morte. E' il cosiddetto primo raccolto, quando il grano viene tagliato per iniziare il suo ciclo di panificazione.
Oggi la ruota dell'anno è al culmine della fertilità, ma è anche il momento in cui comincia un processo di lento declino.


La Vita
Il termine “Lughnasadh” significa letteralmente “Assemblea di Lugh” perché in questo giorno, secondo il mito, il dio Lugh (il dio solare, legato alle arti e alla legge) aveva fissato le proprie nozze e i giochi funebri in onore di sua madre Tailtiu (che abbiamo visto giorni fa).
Anticamente, in Irlanda, i matrimoni erano celebrati solo in questa data (ricordiamo che Beltane era riservato alle nozze divine) e per l'occasione si preparavano banchetti appositi a base di carni, frutta di stagione, mirtilli*, tanto pane, cipolle e soprattutto birra. Le decorazioni erano fatte con le spighe di orzo e grano, trecce di aglio e cipolle.
Nel giorno del matrimonio gli sposi dovevano fare particolari danze rituali prima dell'Hand Fasting e subito dopo dovevano saltare un falò (tradizione che diventò abbastanza nota dopo l'uscita del film "Ballando a Lughnasa" in cui le coppie di innamorati si sposano saltando un fuoco).

*Nota: A Lughnasadh si praticava la raccolta dei mirtilli a scopo divinatorio: se i mirtilli erano abbondanti il raccolto sarebbe stato altrettanto generoso.)
 
 

La Morte
Il 1° agosto, come anticipato, si celebravano i funerali della madre di Lugh ed erano accompagnati da giochi a carattere sportivo con gare di corsa, competizioni di abilità, ecc...
Ma giochi a parte, i riti di Lughnasadh erano volti ad assicurare raccolti abbondanti anche in autunno, così da stare tranquilli nei mesi invernali. Una delle pratiche che da sempre mira a questo scopo è sicuramente il "sacrificio". Sin dall'antichità gli uomini hanno sacrificato e immolato agli Dei (e poi al Dio cristiano) ciò che avevano di più prezioso per ottenere in cambio favori, assicurarsi beni e salute o placare le ire di chi avevano offeso. Insomma una rinuncia necessaria per raggiungere un intento più importante. E se ci pensiamo bene un tipo di sacrificio molto più leggero esiste ancora oggi come semplice fioretto: "per un mese non fumerò/mangerò cioccolata/berrò alcol
affinché mio zio si rimetta dalla malattia".
Il rito classico di Lughnasadh era l'uccisione dello "Spirito del Grano" e poteva avvenire in diversi modi. Il più conosciuto era quello del fantoccio fatto con le spighe di grano e poi arso sulla terra mietuta; in questo modo il "dio sacrificale" compie il suo destino e dalla sua morte si auspica la sua nuova vita nell'anno successivo: ovvero nuovi raccolti abbondanti di grano.
Un'altra pratica era quella di sacrificare un gallo, il quale rappresentava ancora lo Spirito del Grano: veniva dato alle fiamme e le sua ceneri sparse per i campi con o scopo di fertilizzarle.
Per fortuna anche questa pratica cruenta cessò di esistere e il gallo anziché ucciso veniva liberato per simboleggiare lo Spirito del Grano che torna nei campi per infondere nuova fertilità.



La Vecchia e la Fanciulla del Grano
«Uno dei più importanti eventi dell’anno agrario nell’antica Europa era ed è ancora il raccolto del grano. Risalente all’Età Neolitica, la coltivazione dei cereali ha letteralmente plasmato tutte le civiltà europee e mediterranee: la farina e il pane erano la vita per le antiche popolazioni.
La mitologia più antica narrò di due entità femminili, madre e figlia, che rappresentavano forse il raccolto maturo e il futuro raccolto da seminare, entrambe simboleggiate dall’ultimo covone mietuto, quasi a raffigurare la loro somiglianza e identità. Il folklore europeo ne parlò come la Vecchia del Grano, il vecchio spirito o la vecchia divinità che moriva al momento del raccolto per incarnarsi nella Fanciulla del Grano, raffigurata come una bambola formata con le spighe dell’ultimo covone e conservata come un talismano per tutto l’anno. In epoche precristiane queste due figure venivano chiamate Demetra e Persefone, o Cerere e Proserpina.»
[Tratto da "Feste Pagane" di Roberto Fattore]


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Foto: Victoria Musson

Bibliografia:
- Calendario di A. Cattabiani
- Il Ramo d'Oro di J. Frazer
- La Dea Bianca di R. Graves
- Feste Pagane di R. Fattore

giovedì 26 marzo 2020

Un messaggio di speranza dalla Regina di Maggio - Edimburgo


Ogni anno a Edimburgo, nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio, si tiene la magnifica festa di Beltane. Una festa davvero religiosa, colma di spiritualità, antico sentimento pagano e simbolismo esoterico. 
Quest'anno purtroppo non potrà essere svolta a causa della pandemia di Covid19 ma la Regina di Maggio designata ha un messaggio per tutti noi.

Questo poema è stato scritto quando il COVID-19 era a malapena un sussurro, quindi sebbene non ci si riferisca ad esso direttamente, la speranza è che in queste parole si possa trovare un po' di sollievo.

Katie incarna la nostra Regina di Maggio per la terza e ultima volta quest'anno. Ascoltate la sua poesia.


"Chi è lei, la regina di maggio?
La vediamo tra i fiori, la sua gioia spiega i boccioli
Dalle punte degli alberi alle radici e alle foglie
E sotto il muschio nel fango
Il suo respiro è leggero, il suo spirito è luminoso
Mentre balla lungo il lago
Ma la sua ira è reale, e alla tua porta la sua tempesta bussa
Ha creato la terra; la rinnova e la protegge, vedi
Accendi la sua fiamma, ma sappi che non sarà addomesticata
Quando si diffonde, è selvaggia e libera

È la terra a cui apparteniamo
La Triplice Dea in forma materna dentro di te
È quella che onoriamo, è quella che conosciamo
È il cuore che batte dentro
È il cuore che batte sotto

E qual è il suo messaggio quest'anno?
Dopo la negazione arriva la rabbia, dopo la rabbia, il dolore. E sappiamo tutti perché.
200 specie muoiono al giorno e se non cambiamo saranno perdute per sempre.
La nostra terra è bruciata, i nostri inquinanti alti, ci sono uccelli che soffocano con la  plastica e non volano più nel cielo.
Potrei continuare con molti fatti, ma trovo che quando mi dilungo nei miei sentimenti semplicemente non riesco ad agire.
Dopo la negazione arriva la rabbia, dopo la rabbia, il dolore, dopo il dolore, l'accettazione.
Una volta che abbiamo sentito la piena forza della nostra fragilità e affrontato l'inaccessibile, non può più nuocere.
Perché nel profondo del nostro dolore si accende la gentilezza, quando trasformiamo rabbia e dolore e non rinunciamo alla lotta.

Mentre ci prendiamo la responsabilità per la nostra parte complice in questa tragedia, possiamo scegliere di cambiare la storia nella sua totalità.
Questo non è un sentimento hippy, è un sentimento che sta riportando il potere alla gente per essere il capo di se stessa, perché possiamo scegliere di scrivere la storia che verrà, siamo noi che creiamo la magia e il mito, battendo sul tamburo.
Scegliere una nuova narrativa che è ciò che dobbiamo fare, ma la vera saggezza arriva attraverso l'amore e l'azione - quindi facciamo diventare realtà questa visione
Remitologizzare e riorganizzare, abbiamo ancora tempo
Revisione e riappartenenza al clan, riascoltiamo quell'idea

E ti chiedo un'ultima volta di sognare con me.
Senza bypassare la realtà di questa tragedia, cosa succederebbe se tutto andasse bene?
E se l'acqua fluisse senza inquinamento ogni giorno, e se respirassimo l'aria pura, e se il fuoco desse fertilità e non disperazione, e se la vitalità della terra non fosse esaurita e il cibo che mangiamo non fosse trattato?
E se volessimo proteggere la preziosità della vita sulla terra per la sua intrinseca bellezza non per il suo valore monetario?
E se sostenessimo e onorassimo tutte le madri, e se ascoltassimo i nostri anziani, e se non ci fossero confini, se ci fosse equità nella nostra società indipendentemente da genere, nazionalità e classe, e se il sistema patriarcale capitalistico crollasse a terra?
E se per ogni problema ci fossero tre soluzioni e ne troviamo una che nutrirà tutto? Come se fossimo connessi alla crescita dei miceli dei funghi, ricordiamo perché siamo qui quando ci guardiamo negli occhi.
La paura viaggia veloce sì, ma la speranza è più dura da rimuovere,
Quando splendiamo con le nostre anime e ci riuniamo, semplicemente miglioriamo.
Siamo di fronte a un rito collettivo di passaggio e dobbiamo ricordare che il nostro dono è nella sfida Quando sentiamo il nostro dolore i nostri doni vengono liberati, quando vediamo un bambino piantare semi di fiori selvatici, la speranza è nelle piccole cose
E questo è il suo messaggio quest'anno, lei che si muove dentro di noi mentre ridefiniamo il nostro posto qui, dove insieme possiamo modificare il corso del fiume, permettendo alla diversità di prosperare

La diversità porta il caos sì, ma la resilienza di cui abbiamo bisogno per tenerci in vita.
Ci sono forze che agiscono in questo mondo più oscure di quanto abbiamo mai visto
ma la notte più buia libera una luce più luminosa,

Possa essere mostrata la nostra fiamma collettiva."


Tradotto da beltane.org/a-message-of-hope-from-our-may-queen Foto di Ken Dunton

giovedì 13 febbraio 2020

Origini del Carnevale



Tra pochi giorni arriva la coloratissima festa di Carnevale. Vi siete mai chiesti da dove provenga e quali siano le sue origini?

Innanzi tutto questa festa è una vera e propria celebrazione della vita e dell'abbondanza. Il Carnevale trae origine da alcune festività antichissime che si tenevano presso i Sumeri e i Babilonesi, poi ereditate da Greci e Romani.

A cavallo tra febbrario e marzo si tenevano fastose processioni con particolari barche in miniatura trasportate su carri trainati da cavalli, adorni di drappi, piume e fiori. Queste processioni erano l'espressione della nuova vita in arrivo con la primavera e andavano a esorcizzare il buio invernale che stava ormai scemando.

I carri in onore di Marduk, in Babilonia, erano veri e propri carri allegorici con la rappresentazione degli astri e della battaglia che egli dovette affrontare contro Tiamat, il Serpente del caos.
Dunque il corteo aveva la funzione di mettere in scena la lotta da il caos e l'ordine, così come il Carnevale moderno ha iniziato a rappresentare la sovversione dei ruoli e della cosiddetta normalità.

Per Dioniso c'erano le Antesterie (che abbiamo visto il 26 feb.) quando un corteo di figuranti in maschera partiva dalle rive del mare per dirigersi verso il centro cittadino.

Tra i Romani c'erano i Lupercalia e gli Equirria, dove festanti travestiti e carri allegorici mettevano in scena il rovesciamento dell'ordine e il successivo rinnovo.

Infine il Navigium Isidis in onore di Iside che ritrova il suo amato Osiride. Il corteo in maschera era di tipo funebre, ma il carrus navalis di cui si servivano i figuranti e il lancio dei petali per la dea sono giugnti a noi come carri allegorici e coriandoli.

Anche se molti fanno derivare la parola Carnevale dal medievale "carnem levamen" (cioè togliere la carne), a mio avviso è un controsenso, visto che a Carnevale non si toglie la carne, bensì durante la Quaresima. E' quindi più probabile che il termine "carrus navalis" abbia avuto un ruolo fondamentale nella costruzione dell'etimo e che solo in epoca cristiana si sia voluto sovrapporre "carnem levamen" per assonanza con l'antico termine pagano.

Ci sarebbe moltissimo altro da dire, ma per il momento chiudo qui.
Vi auguro buon divertimento e ricordate il detto popolare secondo cui "E’ come un cardo senza sale, far col marito o con la moglie il Carnevale" (cioè: a Carnevale ci si diverte di più senza il partner )


Testo coperto da Copyrighted e Creative Commons
Foto di sfondo: Freepik

mercoledì 15 gennaio 2020

Acqua di Imbolc

Ho da poco inaugurato sulla pagina fb del Calendario Pagano una nuova iniziativa: il #sabatopagano. Si tratta di post settimanali con cui condivido ricette di incensi, tradizioni, curiosità, rimedi antichi, bagni rituali, ecc...
 
Questo sabato voglio condividere con voi una mia vecchia ricetta per preparare un'acqua celebrativa di Imbolc.

L'ingrediente principale è la neve, ma in caso non se ne avesse a disposizione si può utilizzare del semplice ghiaccio.

Accendete una candela bianca per tutta la durata della preparazione.
Ponete la neve (o il ghiaccio) in una ciotola di vetro appoggiata sopra alla corteccia di betulla. Va bene anche un piccolo ciocco oppure una fetta di legno, l'importante è che siano di betulla. Mettete il tutto al sole o accanto a una finestra in modo che riceva la luce solare.
Una volta ottenuta l'acqua aggiungete un pizzico abbondante di sale e benedite come da vostra abitudine. Poi aggiungete 3 gocce di o.e. di olibano e mescolando visualizzate l'intento che volete operare con la celebrazione di Imbolc.
Se avete una Croce di Brigit ponetela sopra la ciotola e caricate l'acqua.
Una volta finito versatela in una boccetta di vetro e conservatela per la celebrazione.

Potete utilizzare questa acqua per purificare voi stessi o la vostra casa, per bandire le negatività, per consacrare i vostri oggetti o come offerta a Brigit.


Testo protetto da Copyrighted.com e da Creative Commons.