giovedì 17 settembre 2020

Aequus Nox: la Bilancia equinoziale


 

Siamo giunti all'autunno, all'equinozio che porta con sé l'inizio della fine. E' il momento di tirare le somme e raccogliere i frutti del nostro operato.

Provate a immaginare: siamo in un villaggio gallese, la temperatura estiva ha ormai lasciato il passo a una brezza frizzante che increspa la pelle. I raccolti stanno giungendo alla conclusione e bisogna mettere via le provviste per l'inverno.

Come ho già spiegato ieri (in questo post:) chiamarlo Mabon è un errore storico dovuto alla decisione arbitraria di un autore wiccan presa negli anni '70. Per questo motivo mi limiterò a chiamare la festa così come si è sempre chiamata: Equinozio d'Autunno.

Il termine equinozio deriva dal latino aequus nox ovvero "notte uguale" [sottinteso: al giorno] perché in questa data il giorno e la notte hanno la stessa durata. Il fenomeno si deve alla posizione del Sole che nasce precisamente a Est e tramonta precisamente a Ovest, determinando così la stessa durata di notte e dì. Ogni anno la data cambia leggermente a causa della rivoluzione terrestre intorno al Sole, ma in genere può cadere tra il 22 e il 23 settembre. Dal giorno successivo le ore di buio supereranno quelle luce, sempre di più, fino al solstizio d'inverno, quando il Sole raggiungerà il punto più basso dell'orizzonte celeste e si avrà la notte più lunga dell'anno.

Il fatto che durante l'equinozio il giorno e la notte abbiano la stessa lunghezza si riassume con l'immagine della bilancia in perfetto equilibrio. Non a caso il segno zodiacale della Bilancia entra in concomitanza con l'equinozio autunnale. Inoltre, l'idea di perfetto equilibrio lo ritroviamo nei Tarocchi con la carta della Giustizia, in cui possiamo ammirare in primo piano la bilancia equinoziale (la stessa fuori dai tribunali): non una bilancia qualsiasi, ma proprio quella che indica la quintessenza della simmetria celeste.

E infatti si dice che "è tempo di bilanci": questo è il momento dell'anno in cui si tirano le somme, si mette *sulla bilancia* ciò che si è fatto e ciò che si deve fare per affrontare il futuro e si ringrazia per quanto ottenuto. Anticamente non era solo un modo di dire: con la luna del raccolto si procedeva alla messe dei campi e si faceva scorta in previsione dell'inverno che stava arrivando. In questo senso ciò che si era operato durante l'anno arrivava a dare i frutti che ci si meritava.

Per propiziare un inverno facile e privo di stenti, era tradizione fare grosse ceste dei prodotti raccolti e banchettare con essi per ringraziare gli Dei dell'abbondanza ricevuta.

Gli antichi festeggiavano rievocando mitologicamente la discesa del Sole sull'orizzonte celeste come una divinità che si appresta a scendere negli Inferi.

In Grecia, ad esempio, si tenevano i Misteri Eleusini Maggiori con i quali si richiamava il rapimento di Persefone da parte di Ade, che voleva farne la sua sposa. Simmetricamente, con i Misteri Eleusini Minori, in primavera si festeggiava Persefone che risaliva sulla Terra per ricongiungersi a sua madre Demetra. Lo stesso avveniva a Roma con il mito di Plutone e Proserpina e, naturalmente, ogni cultura aveva il proprio mito per spiegare l'alternarsi delle stagioni.

Il ciclo stagionale era un aspetto importante per la vita terrena, così come per quella spirituale, perché scandiva la quotidianità e, con l'osservazione e il rispetto dei suoi ritmi, garantiva il rimanere in vita. In questo contesto trova luogo la rievocazione: l'azione di mettere in scena un mito per spiegare il fenomeno astronomico faceva da tramite tra ciò che è in alto e ciò che è in basso, avvicinando la sfera celeste a quella umana.


Un altro simbolo chiave di questo equinozio è la Cornucopia (dal latino cornu copiae cioè "corno dell’abbondanza"): la cesta senza fondo dalla quale sgorga, come una cascata, tutto il cibo che si desidera. La Cornucopia è un simbolo fortemente legato alla Dea Madre, poiché proviene da uno dei corni che Eracle spezzò ad Acheloo (dio fluviale figlio di Gea) mentre questi si era trasformato da serpente a toro, due animali che ben sappiamo essere allegorie del femminino sacro. Nel mito romano si racconta che quando il corno cadde a terra alcune ninfe lo raccolsero, lo riempirono di frutta e fiori e lo offrirono alla dea Abundantia, la quale lo rese eternamente pieno.

In un altro mito la Cornucopia è il corno che Zeus, quando era infante, strappò per gioco dalla testa della sua nutrice: la ninfa/capra Amaltea. Anche in questo caso si parla di fertilità divina, per via dell'allattamento, un concetto ancora legato alle dee dell'abbondanza e della crescita.

Oggi la ritroviamo spesso colma di monete accanto alla dea bendata della Fortuna, quale augurio di ricchezza e quindi, nuovamente, di prosperità.

A ogni modo, il motivo per cui la Cornucopia è associata all'equinozio autunnale sta nel fatto che esso è il momento del cosiddetto "secondo raccolto" (in riferimento al primo che si celebra il 1° agosto con il taglio dei cereali e al terzo che il 1° novembre segna il raccolto degli ultimi prodotti agricoli e spontanei). Il secondo raccolto è particolarmente importante perché si trovano diversi frutti e ortaggi che possono mantenersi a lungo se ben stoccati, perciò, disponibili in ogni momento, proprio come usciti dalla famosa cornucopia. Pensiamo alle mele, alle patate tardive, alla frutta secca e ai legumi: essi hanno la capacità di rimanere commestibili per diverso tempo e garantire un buon apporto di zuccheri, grassi e proteine anche nei mesi invernali. Naturalmente c'era anche la caccia, con la quale ci si assicurava pelli per riscaldarsi e carne essiccata, ma era anche meno certa e più rischiosa di un raccolto ben coltivato.

Oggi che viviamo nelle città con riscaldamento e supermarket facciamo molta fatica a comprendere come si viveva all'epoca e altrettanta fatica a connetterci davvero con la Natura che ci circonda.

Se oggi ne avete la possibilità, staccate tutto e da tutto, lasciate a casa il telefono, prendete una coperta e andate a stendervi nel primo parco che trovate. Chiudete gli occhi e - sperando in una bella giornata - sentite il sole sulla pelle, percepite la differenza di calore rispetto a luglio, insomma fate in modo di comprendere il passaggio che si sta manifestando intorno a voi.

 

Buon Autunno.

 

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Testo protetto da Copyrighted e Creative Commons

Illustrazione di Natasa Ilincic

 



 

lunedì 14 settembre 2020

Mabon (?)


Prima di scrivere anche una sola riga su questa "festività" è bene ricordare che il nome Mabon associato all'Equinozio d'Autunno è un grave errore storico.
Anticamente la festa non aveva alcuna nomenclatura, era semplicemente l'Equinozio d'Autunno.
Negli anni '70 l'autore wiccan Aidan A. Kelly decise arbitrariamente che serviva un nome per la festa dell'equinozio che si allineasse con gli altri sabba (Ostara, Lughnasadh, Samhain, ecc...). La scelta ricadde sul dio celtico Mabon, la cui storia mitologica gli sembrò addirsi al caso.

«Mabon ap Modron» era "il figlio divino della madre divina" cioè Modron, Grande Madre gallese. La storia racconta che a soli tre giorni dalla propria nascita il piccolo Mabon fu rapito e portato nel Regno dei Morti, dove visse come prigioniero per molti anni. A quel punto sua madre partì alla disperata ricerca del figlio e come conseguenza di questo atto la popolazione del mondo diminuì.
Alla fine Mabon fu salvato da un eroe che - a seconda delle storie - può essere Culhwch o Artù.

Tale racconto ricalca il mito greco di Persefone rapita da Ade e portata negli Inferi: quando sua madre Demetra partì alla sua ricerca tutta la vegetazione smise di esistere e gli uomini cominciarono a morire.
Il mito greco veniva rievocato durante i Misteri Eleusini che si tenevano in autunno e dunque il prof. Kelly deve aver utilizzato questo parallelismo per posizionare la figura di Mabon in occasione dell'equinozio di settembre.

In effetti Mabon era tutt'altro che un dio autunnale: egli era il dio della giovinezza e della vegetazione, perciò associato alla primavera e a tutto ciò che in quel periodo rinasce.
E infatti tra i Romani venne assimilato ad Apollo Maponus per le caratteristiche legate all'arte, alla musica e alla bellezza giovanile. Non a caso la nascita di Apollo veniva ricordata proprio in occasione dell'Equinozio di Primavera e - come ben sappiamo - gli antichi non avrebbero mai fatto l'errore di associare due divinità con caratteristiche tanto diverse.

Il 22 settembre alle ore 15,30 entrerà l'Equinozio d'Autunno e, per quanto mi riguarda, io lo chiamerò così. Se è vero che i neopagani sono sempre più attenti ai dettagli e alla storicità del culto e se è vero che le divinità non vanno né confuse, né gli si deve mancare di rispetto, allora è il caso che iniziamo tutti a chiamare questa festa con il suo vero nome. O - perché no? - a sceglierne uno nuovo, corretto e storicamente accettabile, questa volta con l'apporto di tutta la comunità neopagana mondiale.
Fino ad allora, però, sarà bene porre rimedio agli errori del passato, rifiutando quelle scelte arbitrarie che ci fanno apparire come una comunità superficiale e poco attenta alla nostra stessa storia.



Testo protetto da Copyrighted e Creative Commons, originariamente pubblicato su: http://monica-casalini.blogspot.com/2020/09/mabon.html
Illustrazione: autore sconosciuto, crediti su segnalazione.

Fonti:
https://www.patheos.com/blogs/adamantinemuse/2019/09/did-mabon-steal-the-autumn-equinox
https://www.patheos.com/blogs/panmankey/2015/09/mabon-outrage-and-why-we-love-the-autumnal-equinox
https://www.patheos.com/blogs/allergicpagan/2013/09/20/mabon-mabon-not

mercoledì 22 luglio 2020

Lughnasadh

 
 
Lughnasadh è alle porte. Il grano nei campi è ormai biondo e docile, la frutta sugli alberi è matura e il sole tente lentamente verso il sud dell'orizzonte celeste.

1° agosto: tempo di Lugh
Lughnasadh è un'antica celebrazione irlandese in cui si festeggia ambivalentemente la vita e la morte. E' il cosiddetto primo raccolto, quando il grano viene tagliato per iniziare il suo ciclo di panificazione.
Oggi la ruota dell'anno è al culmine della fertilità, ma è anche il momento in cui comincia un processo di lento declino.


La Vita
Il termine “Lughnasadh” significa letteralmente “Assemblea di Lugh” perché in questo giorno, secondo il mito, il dio Lugh (il dio solare, legato alle arti e alla legge) aveva fissato le proprie nozze e i giochi funebri in onore di sua madre Tailtiu (che abbiamo visto giorni fa).
Anticamente, in Irlanda, i matrimoni erano celebrati solo in questa data (ricordiamo che Beltane era riservato alle nozze divine) e per l'occasione si preparavano banchetti appositi a base di carni, frutta di stagione, mirtilli*, tanto pane, cipolle e soprattutto birra. Le decorazioni erano fatte con le spighe di orzo e grano, trecce di aglio e cipolle.
Nel giorno del matrimonio gli sposi dovevano fare particolari danze rituali prima dell'Hand Fasting e subito dopo dovevano saltare un falò (tradizione che diventò abbastanza nota dopo l'uscita del film "Ballando a Lughnasa" in cui le coppie di innamorati si sposano saltando un fuoco).

*Nota: A Lughnasadh si praticava la raccolta dei mirtilli a scopo divinatorio: se i mirtilli erano abbondanti il raccolto sarebbe stato altrettanto generoso.)
 
 

La Morte
Il 1° agosto, come anticipato, si celebravano i funerali della madre di Lugh ed erano accompagnati da giochi a carattere sportivo con gare di corsa, competizioni di abilità, ecc...
Ma giochi a parte, i riti di Lughnasadh erano volti ad assicurare raccolti abbondanti anche in autunno, così da stare tranquilli nei mesi invernali. Una delle pratiche che da sempre mira a questo scopo è sicuramente il "sacrificio". Sin dall'antichità gli uomini hanno sacrificato e immolato agli Dei (e poi al Dio cristiano) ciò che avevano di più prezioso per ottenere in cambio favori, assicurarsi beni e salute o placare le ire di chi avevano offeso. Insomma una rinuncia necessaria per raggiungere un intento più importante. E se ci pensiamo bene un tipo di sacrificio molto più leggero esiste ancora oggi come semplice fioretto: "per un mese non fumerò/mangerò cioccolata/berrò alcol
affinché mio zio si rimetta dalla malattia".
Il rito classico di Lughnasadh era l'uccisione dello "Spirito del Grano" e poteva avvenire in diversi modi. Il più conosciuto era quello del fantoccio fatto con le spighe di grano e poi arso sulla terra mietuta; in questo modo il "dio sacrificale" compie il suo destino e dalla sua morte si auspica la sua nuova vita nell'anno successivo: ovvero nuovi raccolti abbondanti di grano.
Un'altra pratica era quella di sacrificare un gallo, il quale rappresentava ancora lo Spirito del Grano: veniva dato alle fiamme e le sua ceneri sparse per i campi con o scopo di fertilizzarle.
Per fortuna anche questa pratica cruenta cessò di esistere e il gallo anziché ucciso veniva liberato per simboleggiare lo Spirito del Grano che torna nei campi per infondere nuova fertilità.



La Vecchia e la Fanciulla del Grano
«Uno dei più importanti eventi dell’anno agrario nell’antica Europa era ed è ancora il raccolto del grano. Risalente all’Età Neolitica, la coltivazione dei cereali ha letteralmente plasmato tutte le civiltà europee e mediterranee: la farina e il pane erano la vita per le antiche popolazioni.
La mitologia più antica narrò di due entità femminili, madre e figlia, che rappresentavano forse il raccolto maturo e il futuro raccolto da seminare, entrambe simboleggiate dall’ultimo covone mietuto, quasi a raffigurare la loro somiglianza e identità. Il folklore europeo ne parlò come la Vecchia del Grano, il vecchio spirito o la vecchia divinità che moriva al momento del raccolto per incarnarsi nella Fanciulla del Grano, raffigurata come una bambola formata con le spighe dell’ultimo covone e conservata come un talismano per tutto l’anno. In epoche precristiane queste due figure venivano chiamate Demetra e Persefone, o Cerere e Proserpina.»
[Tratto da "Feste Pagane" di Roberto Fattore]


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Foto: Victoria Musson

Bibliografia:
- Calendario di A. Cattabiani
- Il Ramo d'Oro di J. Frazer
- La Dea Bianca di R. Graves
- Feste Pagane di R. Fattore

venerdì 17 luglio 2020

I Portafortuna



Non è vero ma ci credo!

Sin dall'antichità i cosiddetti "portafortuna" sono oggetti che accompagnano l'umanità, appesi al collo, infilati nelle tasche o sistemati con cura in un portafogli, affinché favoriscano chi li possiede con fortuna, denaro, fertilità e salute.
Il loro potere è quasi sempre legato al concetto di fertilità e salute, due ideali che arrivano dall'antichità, quando il possedere entrambi era sinonimo di grande fortuna.
Gli antichi Romani, più di tutti, sublimarono l'idea di fortuna non solo con un'immensa quantità di oggetti e formule, ma persino con una divinità, chiamata appunto Fortuna, la quale possedeva decine di sfaccettature diverse e per ognuna di queste essi istituirono una festa.

In questo articolo voglio mostrarvi gli amuleti fortunati più conosciuti, le loro origini e perché funzionano. Certo che funzionano: volere è potere!

P.s.: per ascoltare la puntata della mia rubrica Folclore Italiano su questo argomento, seguite questo link e ascoltate dal minuto 15,38




















Gli antichissimi falli apotropaici
Come appena detto, la maggior parte degli amuleti arrivano dalla cultura etrusco/romana e di certo il più famoso è il "fascinum", un amuleto a forma di fallo maschile contro il malocchio. A Roma se ne trovavano di ogni genere e tipo: i tintinnabula (una sorta di scacciapensieri con i campanelli che si appendeva in casa o in negozio); oppure in forma di ciondoli da appendere al collo o alla cintura che ritraevano il fallo da solo o insieme alla "manofica" (vedi più avanti), al seno femminile o allo scroto maschile. Altri ancora erano incisi o scolpiti su lucerne, targhette e oggetti di uso comune.




















Il Cornetto
Numero 1 della tradizione italiana, il cornetto affonda le sue origini fino al 3500 a.C., quando nei villaggi la gente era solita appendere le corna degli animali per attirare fertilità e abbondanza, in quanto buoi, montoni, ecc... godevano della nomea di essere particolarmente fecondi.
Tra gli antichi Romani un ciondolo con il corno di corallo era il non plus ultra per scongiurare la malasorte.
Nel Medioevo si sparse la voce che per portare davvero fortuna il corno doveva essere fatto a mano, sempre di colore rosso, ben ritorto e a punta, cosicché avrebbe sconfitto ogni male grazie alla sua forma pungente e al colore che più di tutti richiama l'attenzione ed è associato all'ardore.
Ma attenzione: chi ne vuole uno non può comprarselo da solo perché non gli porterebbe alcuna fortuna: il cornetto deve essere regalato!




















La Manofica
Al pari del cornetto, la manofica è un simbolo di fertilità e può essere considerata la controparte femminile del fallo portafortuna o la versione mono delle corna. La manofica è - lapalissianamente - una mano stretta a pugno chiuso mentre tra l’indice e il dito medio esce fuori il pollice. Il nome e la forma indicano proprio la "fica" cioè la vulva femminile, senza veli e senza tabù. E' un gesto di grande potenza apotropaica che serve a proteggere principalmente in campo erotico e sentimentale. Veniva indossata come amuleto dalle giovani donne etrusche per scongiurare le fatture e le legature in campo affettivo, contro le invidie e il malocchio in ambito sessuale.




















Il Quadrifoglio
Arriva dalla verde Irlanda questa piccola piantina simbolo della sua patria che, in natura, possiede solo tre foglie. La fortuna sta quindi nel trovarne uno che sia più raro degli altri, ovvero con quattro foglie. Se poi se ne trovano cinque, allora è da incorniciare (oppure verificare che la zona non sia radioattiva!).
Scherzi a parte, la tradizione vuole che se messo sotto al cuscino il quadrifoglio faccia arrivare i proverbiali sogni d'oro.




















La Cimaruta
Questo amuleto è tanto bello quanto ricco di significati. Già gli antichi Romani erano soliti appendere un rametto di ruta dietro la porta per scongiurare qualsivoglia incidente in ambito domestico. Ma la cimaruta è qualcosa di più: è un trionfo di simboli portafortuna, ognuno dei quali protegge da qualcosa di specifico o attrae una particolare fortuna. Oggi se ne trovano di bellissime in argento finemente decorate, ma trovarne una antica in qualche negozio di antiquariato è sempre una grande emozione.




















La Coccinella
Arriva dalla tradizione contadina la credenza che la coccinella sia simboli di grande fortuna, questo perché nell'antichità i coltivatori sapevo che la sua presenza avrebbe allontanato gli afidi e garantito un raccolto sano. Inoltre si dice che quando una coccinella si posa su di noi si devono contare i puntini neri per sapere quanti anni di buona fortuna ci porterà.




















Il Ferro di Cavallo
E' facile ancora oggi vederlo appeso sopra le porte di casa (tipo la mia) come auspicio di salute e fortune... sì, fortune al plurale. Infatti si dice che appeso con le estremità all'insù attiri grandi fortune materiali (soldi, terreni, gioielli), mentre con le estremità all'ingiù si venga ricoperti di fortuna (più in generale).
Sembra che gli antichi Romani usassero appendere il ferro di cavallo per allontanare le malattie, e che poi il suo potere sia stato amplificato anche grazie alla sua forma che ricorda le corna degli animali.




















La Cornucopia
Non può certo mancare il simbolo dell'abbondanza per antonomasia: la Cornucopia (da corno e copia, cioè abbondanza, per es. "copioso"). Secondo il mito greco era il corno dell’abbondanza, simbolo di fertilità, raffigurato da un corno, che in origine era quello della capra Amaltea, nutrice di Giove bambino (ecco quindi che torna il concetto di corno animale), ricolmo di frutti, spighe e fiori e attributo di molte divinità ritenute dispensatrici dei beni della terra. La Cornucopia non ha fondo e i suoi frutti continuano a essere sempre disponibili per chiunque ne voglia. Nell'iconografia moderna è attribuita alla dea bendata della Fortuna e, anziché di frutta, traborda di soldi.





















Il Gobbetto
Nella cultura partenopea il gobbetto, o scartellato, è una figura folcloristica imprescindibile dalla città stessa e la sua azione di portafortuna non è discutibile. Perché porta fortuna toccare la gobba di qualcuno? La risposta si trova nel termine scartellato, cioè qualcuno che porta un cesto. Sia il termine, sia la credenza popolare arrivano però dall'antica Grecia, dove il "kartos" era una cesta ricolma di cose talmente preziose che il solo toccarla avrebbe attirato la fortuna. E colui che porta tale cesta pesante di tesori è piegato in avanti per la fatica. Ecco quindi che la gobba è divenuta sinonimo della cesta ricolma di beni.




















La Zampa di Coniglio
Questa usanza deriva dalla cultura Hoodoo, cioè dalla magia afroamericana, secondo cui il coniglio (o un pezzo di lui) porti fortuna a causa della sua incontestabile fecondità. Chi porta con sé la zampa - o in alcuni casi la cosa - del coniglio lo fa per aumentare le proprie doti virili o, nel caso di una donna, per rimanere incinta.
Oggigiorno, per fortuna (e proprio il caso di dirlo), esistono versioni cruelty-free questa tradizione, grazie a portachiavi con ciuffetti di pelo sintetico o con zampette di stoffa e feltro. D'altronde se è vero che ciò che porta fortuna è l'idea di fertilità, allora anche l'idea di coniglio andrà benissimo.





















La Ghianda
Nel nord Europa è la ghianda il piccolo simbolo di protezione e ciò è dovuto al fatto che, secondo l'antica cultura norrena, il dio Thor abbia volutamente evitato le ghiande con i suoi fulmini, pur colpendo le querce. La ghianda è quindi un amuleto contro i fulmini e - per estensione - contro le scariche elettriche di ogni genere.




















Il Nazar
Chi è andato in viaggio in Grecia, Turchia, ecc... è sicuramente tornato con uno di questi azzurrissimi occhi di vetro. Vengono chiamati anche "occhi del Diavolo" o "occhi di Allah", a seconda di dove ci si trova. Il termine proprio è invece "nazar", è di origine araba e significa "sguardo"; infatti viene appeso in casa, in auto o addosso affinché ci guardi le spalle, allontanando il malocchio e le invidie.
L'occhio è un simbolo da sempre legato alla guardia e all'attenzione, perché se si è in allerta e guardinghi, nessuno potrà farci del male. Lo sapeva bene Tolkien quando pensò all'Occhio di Sauron per il suo romanzo "Il Signore degli Anelli".




















Lo Scarabeo
Questo bellissimo simbolo deriva dalla cultura dell'antico Egitto. Grandi osservatori della natura, gli Egizi notarono che il piccolo insetto era solito sistemare il proprio uovo in una pallina di sterco per poi farlo rotolare in un luogo sicuro e così i sacerdoti egizi paragonarono questa attività a quella del dio Osiride che, secondo la loro cultura, faceva girare il mondo. Per questo motivo, ancora oggi, indossare un ciondolo con lo scarabeo è un modo per attirare protezione e buona sorte.




















Il Maneki Neko
Chi di voi non lo ha mai visto almeno una volta? Si tratta del gatto giapponese portafortuna. Generalmente è venduto in forma di statuina, raffigurato come un bel gattone grassoccio (simbolo di abbondanza), da solo o in compagnia di altri gattini (suoi figli, simbolo di fertilità), a volte con una sfera (l'uovo cosmico), oppure soldi e altri simboli di fortuna... ma con una costante: una zampina sempre alzata. Cosa significa tale gesto? La zampina è nell'atto di chiamare qualcuno, come a dire "hey, vieni qui!" e il destinatario di questo richiamo è proprio la Fortuna! Il gattino giapponese, così come alcune divinità taoiste, buddiste e induiste, alza la zampa per far avvicinare al proprio "padrone" la Fortuna in persona. Niente male averlo in casa, eh?



Altri amuleti
Alcuni di voi avrenno certamente sentito che anche una Chiave antica è un buon portafortuna perché "apre" tutte le porte chiuse che incontreremo nella vita.
Poi c'è l'Ancora, simbolo di stabilità e duque di salvezza; particolarmente apprezzato dai marinai, oggi è facile vederlo tatuato anche sulle braccia di chi non è esattamente un lupo di mare, ma ne apprezza la simbologia.
Non possiamo dimenticare l'Elefante, che grazie alle sue caratteristiche legate alla mitologia orientale è da secoli un simbolo di saggezza, perfetto per attirare salute e ricchezza.
Naturalmente ce ne sono tantissimi altri, ma occorrerebbe scrivere un intero libro per descriverli tutti. Chissà, magari prima o poi mi ci metto io di buona lena.



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Crediti d'immagine
fascinum: wikipedia
cornetti: zetatielle.com
manofica: Alexis Berger su Pinterest
quadrifoglio: freepik.com
cimaruta: onegoodeyesilver.com
coccinella: thoughtco.com
ferro di cavallo: 25fitzwilliamplace.ie
cornucopia: thesaturdayeveningpost.com
gobbetto: arteinmovimentodemaria.it
zampa di coniglio: arsmagicaroccatagliata.it
ghianda: pinterest
nazar: dilei.it
scarabeo: 3pietre.it
maneki neko: japon-tendance.com


Fonti:
https://www.romanoimpero.com/2019/04/gli-scongiuri-romani.html
http://www.amber-ambre-inclusions.info/nuova%20medicina%20popolare.htm#La_mano_fica
https://www.emergenzeweb.it/3325una-visita-al-manu
https://www.ohga.it/simboli-portafortuna-gli-oggetti-piu-o-meno-conosciuti-nel-mondo-di-buon-auspicio
https://it.wikipedia.org/wiki/Fascinus
https://www.finestresullarte.info/opere-e-artisti/fascinus-antica-roma-amuleti-a-forma-di-fallo
http://www.treccani.it/enciclopedia/cornucopia
https://unaparolaalgiorno.it/significato/cornucopia
https://www.fanpage.it/cultura/chi-e-lo-scartellato-il-significato-e-l-origine-scaramantica-del-termine-napoletano


domenica 12 luglio 2020

Hel protettrice dei bambini?

Premessa
Questo articolo si riferisce alle discussioni nate sulla pagina Facebook ufficiale nel post riguardante la festa di Hel e della sua presunta protezione sui bambini qui e con un primo chiarimento qui. Tale articolo è riproposto in toto qui.
Non mi piace tornare sugli argomenti che ritenevo chiusi, perciò, credetemi, sto facendo un grande sforzo. Mi si perdoni inoltre questa ulteriore precisazione, resasi necessaria perché alcune persone sono incapaci di capire la differenza tra dogma e religione, e tra divinità e archetipo. E in questi casi io dico sempre che tanto valeva rimanere cattolici, se è questo il modo con cui abbracciate la spiritualità (che spiritualità poi, se vi esprimete solo con odio, insulti e bestemmie - che ho dovuto cancellare dalla pagina. Complimenti per la "maturità").
Innanzi tutto voglio chiarire che io non sono una studiosa di mitologia norrena, bensì una studiosa di culti antichi e di festività precristiane, perciò non ho la pretesa di avere la verità in mano su un mito norreno, ma di certo conosco bene i meccanismi del sentimento magico-religioso antico.

Come già spiegato nel post precedente, non ci sono documenti storici che descrivano appieno la complessa e multisfaccettata idea divina di Hel, che gli studiosi ritengono possedesse e che testimonia un passato, quello norreno, denso di una spiritualità femminile preponderante, messa poi a tacere dal processo patriarcale, manifestatosi qui esattamente come nel resto della cultura mondiale.

Hel era certamente molto più profonda di come la conosciamo dalle saghe - unici documenti da cui sappiamo di lei. E come è ben noto le saghe non costituiscono affatto un documento storico approfondito perché, per loro stessa natura e per quanto ricche di metafore possano essere, sono poemi non particolarmente antichi, risalenti all'alto Medioevo (1100-1200) con alcuni passi che probabilmente possono essere fatti risalire a non prima del IV sec. d.C.. Dunque, la maggior parte della mitologia germanica, trasmessa oralmente, è andata persa (parole degli studiosi, non mie) e quello che sappiamo sugli Dèi norreni e sulle loro feste è appena la punta di un grosso iceberg.

Come già accennato nel post precedente, molte divinità arcaiche connesse agli inferi, detenevano anche la protezione sugli infanti, per esempio Hekate Kourotrophos (allevatrice di bambini). O la punica Tanit dea connessa alla fertilità a cui venivano affidati i bambini morti. E, ancora, Cerere/Demetra, Gea, Tellus, ecc... tutte divinità con la duplice valenza di protettrici dei bambini e aspetti ctoni che provengono dal loro regno: la Terra. La terra fertile, concetto che si estende alla fecondità umana, e la terra infera, che accoglie i morti. Volete il collegamento con Hel? Il suo nome significa "gelida" perché l'Helheim è un regno ipogeo ghiacciato (hel è correlato anche a hall: luogo coperto), perennemente avvolto nell'inverno; e come definireste la terra del sottosuolo in inverno, se non gelida? E non è forse da sottoterra che i semi spuntano a nuova vita?
Ogni mito antico possedeva l'idea che l'inumazione rendesse i cadaveri come semi piantati che in primavera sarebbero rinati; quello norreno non faceva eccezione.

Ma di certo non mancano altri esempi di dee infere protettrici dei bambini, e il motivo, come sempre, va ricercato nella logica storica: anticamente i bambini morivano molto più di frequente rispetto a oggi e dunque l'idea di una divinità che li accogliesse negli Inferi per accudirli così come avrebbero fatto i genitori, prese piede molto presto, quale conseguenza (antropo)logica del sentimento religioso dell'epoca. Infatti Hel non uccideva nessuno, a lei i morti venivano affidati. Ne consegue che "scopa o rastrello" sia un concetto medievale.

Ora: sappiamo che Hel era una divinità che donava la vita e la morte, ed essendo una dea arcaica, alcuni storici avanzano l'idea che possedesse - almeno in principio - le caratteristiche di dea madre, perdutesi progressivamente nel tempo. Ma non del tutto, come si legge nel passo di Jacob Grimm, qui in foto.
D'altronde Hel era la reggente dell'omonimo regno infero dove finivano tutti coloro che non potevano accedere al Valhalla: le donne, chi moriva di morte naturale e, ovviamente, anche i bambini.

Nello specifico Jacob Grimm teorizza che Hel (a cui si riferisce qui come Halja, la forma teorizzata proto-germanica del termine) è essenzialmente "l'immagine di una divinità femminile avida, inquietante" e che "più in alto ci è permesso di penetrare nella nostra antichità, il meno infernale e più divino potrebbe apparire Halja. Di questo abbiamo una garanzia particolarmente forte nella sua affinità con l'indiana Bhavani, che viaggia come Holda, ma è anche chiamata Kali o Mahakali, la grande dea nera [protettrice dei bambini, ndr], che negli inferi si suppone giudichi le anime: questo suo ufficio, il nome simile e la tonalità nera [...] la rendono estremamente simile a Halja. E Halja è una delle concezioni più antiche e comuni del nostro paganesimo teutonico."

Non è tutto. C'è un particolare molto importante, spesso ignorato, che però ha un grosso valore per l'argomento in essere: Odino assegna il regno infero a Hel quando questa è ancora una bambina. Che tradotto significa: in principio il regno infero era governato da una bambina.
Ecco quindi un ulteriore tassello al quadro generale e, credetemi, non è uno di quei dettagli da poco.
A questo proposito si veda qui sotto l'opera di Lorenz Frølich del 1906 dove Hel bambina viene accompagnata presso Odino per ricevere il suo regno.

Parlando con alcuni utenti mi è stato detto che anche nella loro esperienza ci sono state letture in cui si faceva riferimento a Hel quale protettrice dei bambini: tutte letture di qualche anno addietro, probabilmente di origine neopagana.
Difatti, con questo post, non voglio insistere dicendo che "sicuramente" Hel possedeva tale caratteristica, ma semplicemente esporre i fatti oggettivi per cui non si può escludere un suo coinvolgimento nell'argomento.
Come già detto non abbiamo documenti che lo mettano nero su bianco, ma è come dire che immergendo un bicchiere in mare e non trovandoci nessun pesce, si deducesse che il mare è privo di forme di vita. I documenti che non ci sono giunti non possono essere una prova del fatto che Hel non possedesse, al pari delle sue controparti indo-slavo-greco-romane, la protezione sui bambini.

Il dogma è una cosa, la logica storica è un'altra. E devo dire di essere rimasta molto delusa dalla quantità di persone che si sono dimostrate dogmatiche nonostante si dichiarino pagane, consigliando a me di documentarmi...
Bene, la mia parte l'ho fatta e mi sembra di essermi documentata abbastanza (qui di seguito la bibliografia). Ora però aspetto che quelle persone così tanto sicure delle proprie ragioni, tanto da insultarmi, portino altrettanti documenti in cui si dice chiaro e tondo che Hel non possedeva un legame con la protezione sui bambini.
Buona fortuna.
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"Teutonic Mythology" di Jacob Grimm
"Sulle religioni. Documenti della storia universale" di Cesare Cantù
"Edda in prosa" di Snorri Sturluson
"Donne che corrono coi lupi" di C.P. Estés
"La Dea Bianca" di Robert Graves
"Skirophorion 2789" edito da Hellenismo
(da questa biblio mancano una decina di testi in cui si spiega come il concetto di terra si legasse ambivalentemente ai bambini e alla morte, così su due piedi: "Misteri Etruschi", "Il grano e la Dea" e "Il ramo d'oro" di Frazer) 


https://www.etymonline.com/word/hell#etymonline_v_9125
https://www.etymonline.com/search?q=hall
http://www.wyrdwords.vispa.com/goddesses/hel/prose.html
https://en.wikipedia.org/wiki/Hel_(being)
https://it.wikipedia.org/wiki/Mitologia_norrena
https://it.wikipedia.org/wiki/Valhalla
https://it.wikipedia.org/wiki/Hel_(divinità)
https://it.wikipedia.org/wiki/Hel_(regno)
https://storia-controstoria.org/personaggi-e-miti/frau-holle-divinita-femminile-della-terra-che-passo-dallinverno-allinferno


Immagine di Lorenz Frølich:
https://en.wikipedia.org/wiki/Hel_(being)#/media/File:Loki's_children_by_Frølich.jpg

lunedì 8 giugno 2020

Fiori magici, fiori commestibili

foto di azerbaijan_stockers per Freepik
L'estate è arrivata ed è il momento migliore per prapararsi bevande fresche e cibi sani, privi di additivi chimici o zuccheri raffinati. Allora mi sono chiesta: perché non creare qualche ricetta con i fiori unendo le loro proprietà magiche a quelle erboristiche?

Ecco perciò un piccolissimo assaggio di quello che si può fare con i fiori. Innanzi tutto partiamo dalla lista dei fiori edibili:

achillea, aglio selvatico, arancio, basilico, borragine, calendula, camomilla, caprifoglio, carota, centaurea, crisantemo, dente di leone, dalia, erba cipollina, fiordaliso, garofano, gelsomino, geranio, girasole, iris, lavanda, lillà, magnolia, malva, margherita pratolina, menta, mirto, nasturzio, papavero, passiflora, pesco, primula, robinia, rosa, rosmarino, rucola, salvia, sambuco, senape, tarassco, tiglio, trifoglio, tulipano, viola del pensiero, zucca, zucchina

il che significa che ce ne sono per tutti i gusti e per tutte le stagioni.
Ognuno di essi può essere utilizzato per fare ottime tisane oppure per colorare e aromatizzare qualsiasi insalata, proprio come ogni altro ingrediente utilizzereste per tale piatto.
Primule e violette sono ottime da inserire nelle frittate, inseme ai semi di papavero. Robinia, primula, viola, rosa, fioraliso, tiglio, calendula, arancio e malva danno delicatissime confetture.
I fiori della lavanda possono essere inseriti nell'impasto dei biscotti, mentre con il fiordaliso, la margheritina e il gelsomino si può aromatizzare il riso. La margherita, poi, è ottima anche nelle zuppe.
Il tarassaco, cioè il fiore giallo che diventa soffione, è particolarmente indicato per zuppe e minestre, insieme alle sue foglie. Per il potere diuretico che ha è ottimo anche in tisana.
Oltre ai fiori di zucca, si possono friggere i fiori della viola del pensiero, quelli di rosmarino e quelli della salvia (insieme alle sue foglie), che con il loro gusto avvolgente regalano al palato un'esperienza unica.
Veniamo ora alla regina: la rosa, che può essere impiegata in tantissimi modi. I suoi petali possono essere caramellati al forno, ci si possono fare sciroppi, confetture, creme e rosoli. Con i suoi falsi frutti, che maturano dopo il fiore, si preparano gustose marmellate.


Ma i fiori danno il meglio di sé nelle bevande e si può utilizzare il loro potere magico per creare veri e propri elisir per qualsiasi scopo. Qui di seguito vi propongo qualche ricetta.


foto di Micaela Fiorellini
Cocktail alle Viole
(tratto da cucinamodernista.com)

Ingredienti

  • 80 g Viole appena raccolte sciacquate con cura
  • 250 g Acqua bollente
  • 200 g Zucchero oppure miele o qualsiasi dolcificante a tua scelta
  • Acqua gassata
  • Vodka o Gin opzionale

Istruzioni

  1. In una ciotola di media dimensioni, versa l'acqua bollente sulle viole, copri con la pellicola trasparente e lascia riposare a temperatura ambiente per tutta la notte.
  2. Il mattino seguente, filtra il liquido in una piccola casseruola, premendo sui fiori con un cucchiaio per rilasciare tutto il liquido e butta via le viole. Aggiungi lo zucchero alla pentola e porta a ebollizione, mescolando fino a quando lo zucchero non si dissolve.
  3. Togli dal fuoco e lasciare raffreddare completamente. Versa lo sciroppo di viola in un barattolo e mettilo in frigorifero fino a completo raffreddamento.
  4. Quando lo sciroppo è freddo e sei pronto per preparare il tuo cocktail, inumidisci il bordo del bicchiere e immergilo nello zucchero per ottenere un bordo zuccherato. 
  5. Aggiungi 2 cucchiai di sciroppo in ogni bicchiere, quindi riempi il bicchiere con acqua gassata. Aggiungi un pizzico di vodka o gin per dare a questo dolce cocktail primaverile quel tocco in più!
  6. Guarnisci con viole fresche.

Nota

Al tempo di preparazione della ricetta, occorre aggiungere il tempo di riposo e di raffreddamento dello sciroppo (circa 24 ore in tutto).


foto di dueamicheincucina.it
Liquore ai fiori
(tratto da lifegate.it)

Ingredienti

  • 170 grammi di violette
  • 170 grammi di petali di rose rosse
  • 170 grammi di petali di acacia
  • 170 grammi fiori d’arancio
  • 170 grammi di petali di garofano
  • 100 grammi di fiori di gelsomino
  • 3 chiodi di garofano
  • la buccia di un limone biologico
  • un cucchiaio raso di zucchero di canna integrale
  • 1 litro di brandy

Preparazione

Dopo aver lavato e asciugato i petali, metterli in un barattolo di vetro a chiusura ermetica con un litro di brandy. Lasciare il barattolo al sole per un mese, scuotendolo di tanto in tanto, dopodiché filtrare il liquido attraverso una garza o un filtro da caffè americano. A piacere aggiustare di zucchero o… brandy. Questo liquore è ottimo come digestivo alla fine del pasto oppure servito su una coppa di gelato.


foto di incucinaconme.com
Sciroppo alle Rose
(tratto da cookaround.com)

Ingredienti

  • 300 g di petali di rose
  • 1 litro di acqua
  • 1 kg di zucchero
  • 1 limone

 Preparazione

In una pentola far bollire 1 litro d’acqua. Nel frattempo pulire i petali da eventuali insetti, polvere o foglioline e metterli in infusione per 24 ore nell’acqua bollente.
Passate le 24 ore filtrare il liquido e con l’aiuto di una forchetta o con le mani strizzarle i petali in modo da raccogliere tutto il succo.
Rimettere tutto sul fuoco  portare ad ebollizione e aggiungere lo zucchero.
A piacere, aggiungere la buccia di un limone ben lavata o il succo del limone stesso e una stecca di vaniglia o un chiodo di garofano. Lasciare sobbollire per circa 15 minuti.
E’ buona norma imbottigliare lo sciroppo di rose a caldo per una migliore conservazione del prodotto e chiudere la bottiglia ermeticamente infatti non utilizzando nessun tipo di conservante artificiale vi è il rischio di “fioriture” (muffe). Conservare preferibilmente in frigo.

Nota

Per preparare lo sciroppo è meglio utilizzare solo determinate tipi di rose, le migliori sono la Gallica, la Rugosa o la Muscosa.


Conclusioni

Come sempre la Natura ci viene in aiuto in ogni occasione e si rivela grande alleata della nostra salute, così come dei nostri intenti magici.
La cucina esoterica affonda le radici in un passanto arcaico, quando il cibo era sacro e ogni manifestazione naturale - sboccio dei fiori compreso - era visto come un miracolo. Preparare il proprio pasto utilizzando ingredienti naturali e mescolandoli con le mani per infodergli il nostro potere è quanto di più magico e salutare si possa fare: quel piatto agirà da noi in noi.
Solo questo dovrebbe far riflettere noi pagani moderni sull'importanza che i cibo ricopre ai nostri giorni: alimenti industriali, carni e vegetali di allevamenti/colture intensivi, junk food, prodotti raffinati o irrorati con antibiotici, uova e carni di polli in batteria, ecc... hanno un preciso impatto sul nostro corpo sia dal punto di vista della salute, sia da quello vibrazionale. Se è vero che "La Terra è il tempio, il mio corpo è l'Altare" allora forse dobbiamo rivedere daccapo i nostri comportamenti alimentari.



NOTE

1. Per quanto riguarda le proprietà magiche dei fiori, non potendole scrivere qui per ovvi motivi di spazio, vi rimando ai testi che trattano l'argomento.

2. Manleva: per una corretta preparazione delle conserve fatte in casa rimando alle linee guida del Ministero della Salute.