giovedì 26 marzo 2020

Un messaggio di speranza dalla Regina di Maggio - Edimburgo


Ogni anno a Edimburgo, nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio, si tiene la magnifica festa di Beltane. Una festa davvero religiosa, colma di spiritualità, antico sentimento pagano e simbolismo esoterico. 
Quest'anno purtroppo non potrà essere svolta a causa della pandemia di Covid19 ma la Regina di Maggio designata ha un messaggio per tutti noi.

Questo poema è stato scritto quando il COVID-19 era a malapena un sussurro, quindi sebbene non ci si riferisca ad esso direttamente, la speranza è che in queste parole si possa trovare un po' di sollievo.

Katie incarna la nostra Regina di Maggio per la terza e ultima volta quest'anno. Ascoltate la sua poesia.


"Chi è lei, la regina di maggio?
La vediamo tra i fiori, la sua gioia spiega i boccioli
Dalle punte degli alberi alle radici e alle foglie
E sotto il muschio nel fango
Il suo respiro è leggero, il suo spirito è luminoso
Mentre balla lungo il lago
Ma la sua ira è reale, e alla tua porta la sua tempesta bussa
Ha creato la terra; la rinnova e la protegge, vedi
Accendi la sua fiamma, ma sappi che non sarà addomesticata
Quando si diffonde, è selvaggia e libera

È la terra a cui apparteniamo
La Triplice Dea in forma materna dentro di te
È quella che onoriamo, è quella che conosciamo
È il cuore che batte dentro
È il cuore che batte sotto

E qual è il suo messaggio quest'anno?
Dopo la negazione arriva la rabbia, dopo la rabbia, il dolore. E sappiamo tutti perché.
200 specie muoiono al giorno e se non cambiamo saranno perdute per sempre.
La nostra terra è bruciata, i nostri inquinanti alti, ci sono uccelli che soffocano con la  plastica e non volano più nel cielo.
Potrei continuare con molti fatti, ma trovo che quando mi dilungo nei miei sentimenti semplicemente non riesco ad agire.
Dopo la negazione arriva la rabbia, dopo la rabbia, il dolore, dopo il dolore, l'accettazione.
Una volta che abbiamo sentito la piena forza della nostra fragilità e affrontato l'inaccessibile, non può più nuocere.
Perché nel profondo del nostro dolore si accende la gentilezza, quando trasformiamo rabbia e dolore e non rinunciamo alla lotta.

Mentre ci prendiamo la responsabilità per la nostra parte complice in questa tragedia, possiamo scegliere di cambiare la storia nella sua totalità.
Questo non è un sentimento hippy, è un sentimento che sta riportando il potere alla gente per essere il capo di se stessa, perché possiamo scegliere di scrivere la storia che verrà, siamo noi che creiamo la magia e il mito, battendo sul tamburo.
Scegliere una nuova narrativa che è ciò che dobbiamo fare, ma la vera saggezza arriva attraverso l'amore e l'azione - quindi facciamo diventare realtà questa visione
Remitologizzare e riorganizzare, abbiamo ancora tempo
Revisione e riappartenenza al clan, riascoltiamo quell'idea

E ti chiedo un'ultima volta di sognare con me.
Senza bypassare la realtà di questa tragedia, cosa succederebbe se tutto andasse bene?
E se l'acqua fluisse senza inquinamento ogni giorno, e se respirassimo l'aria pura, e se il fuoco desse fertilità e non disperazione, e se la vitalità della terra non fosse esaurita e il cibo che mangiamo non fosse trattato?
E se volessimo proteggere la preziosità della vita sulla terra per la sua intrinseca bellezza non per il suo valore monetario?
E se sostenessimo e onorassimo tutte le madri, e se ascoltassimo i nostri anziani, e se non ci fossero confini, se ci fosse equità nella nostra società indipendentemente da genere, nazionalità e classe, e se il sistema patriarcale capitalistico crollasse a terra?
E se per ogni problema ci fossero tre soluzioni e ne troviamo una che nutrirà tutto? Come se fossimo connessi alla crescita dei miceli dei funghi, ricordiamo perché siamo qui quando ci guardiamo negli occhi.
La paura viaggia veloce sì, ma la speranza è più dura da rimuovere,
Quando splendiamo con le nostre anime e ci riuniamo, semplicemente miglioriamo.
Siamo di fronte a un rito collettivo di passaggio e dobbiamo ricordare che il nostro dono è nella sfida Quando sentiamo il nostro dolore i nostri doni vengono liberati, quando vediamo un bambino piantare semi di fiori selvatici, la speranza è nelle piccole cose
E questo è il suo messaggio quest'anno, lei che si muove dentro di noi mentre ridefiniamo il nostro posto qui, dove insieme possiamo modificare il corso del fiume, permettendo alla diversità di prosperare

La diversità porta il caos sì, ma la resilienza di cui abbiamo bisogno per tenerci in vita.
Ci sono forze che agiscono in questo mondo più oscure di quanto abbiamo mai visto
ma la notte più buia libera una luce più luminosa,

Possa essere mostrata la nostra fiamma collettiva."


Tradotto da beltane.org/a-message-of-hope-from-our-may-queen Foto di Ken Dunton

lunedì 23 marzo 2020

Soluzioni in Quarantena


E' un momento molto delicato per tutti e quello che stiamo vivendo rasenta il surreale.
Nessuno di noi era preparato ad affrontare una pandemia, nessuno poteva immaginare come le cose sarebbe andate ed è più che normale che ci siano persone che, costrette a rimanere a casa per giorni, si sentono in gabbia, depresse o smaniose di fare qualcosa.

Non sta a me dare una cura o suggerire il da farsi, ma di certo posso dare una mano in questo senso.
Ho quindi deciso di aprire un canale Telegram per fornire contenuti utili e interessanti per passare il tempo: post quotidiani dalla pagian ufficiale, articoli, video, passatempo, libri consigliati, musica, dirette con alcuni collaboratori e persone di fiducia, divinazione settimanale e tanto altro.

Chiunque volesse unirsi al canale non deve far altro che cliccare il seguente link:
http://t.me/calendariopagano o cercarlo all'interno dell'app.

Buon intrattenimento a tutti e #andràtuttobene!

sabato 29 febbraio 2020

La Mimosa delle Donne

Arriva la Giornata Internazionale della Donna e siccome la mimosa è molto più utile sulla pelle delle donne che non infiocchettata in un rametto, ho deciso di darvi tante ricettine semplici ed efficaci per il corpo e per l'anima... e vi assicuro che alla fine del post amerete la mimosa molto più di quanto abbiate mai fatto!


Mimosa Zen
L’olio di mimosa svolge un’importante azione calmante negli stati di ipertensione, nervosismo, e stress. In questi casi basta versare una goccia di o.e. di mimosa su un batuffolo d’ovatta e annusarla per qualche minuto.
In caso di delusione amorosa o di un forte spavento scaldate un pentolino d’acqua e versate due o tre gocce di o.e. di mimosa e fate le inalazioni. Ristora la psiche e consola l’anima.

Sogni d’oro*
Per una dormita davvero riposante preparate una tisana di camomilla e versate una goccia di o.e. di mimosa nella tazza. Dormirete profondamente e vi risveglierete finalmente riposate.

Olio “Mimosa VS arrossamenti”*
1 cucchiaino di olio di mandorle
1 goccia di o.e. di mimosa
Questo semplicissimo olio protegge la pelle dagli agenti esterni invernali come vento e freddo pungente. Evita gli arrossamenti e le irritazioni, fornendo un gradevole effetto calmante.

Gel dopo-giornataccia*
1 cucchiaio di gel di aloe vera purissimo
2 gocce di o.e. di mimosa
1 goccia di o.e. di camomilla
Passate questo gel sulla pelle dopo averla lavata – evitando il contorno occhi – e massaggiate dal basso verso l’alto, anche il collo, fino a completo assorbimento.
Questo delicatissimo gel è ottimale per concludere una giornata passata all’aria aperta, sia in caso di sole, sia in caso di vento freddo. Calma le irritazioni cutanee, il prurito ed evita l’esfoliazione della pelle.

Olio da notte anticouperose
20 ml di olio di jojoba o di mandorle
3 gocce di o.e. di mimosa
Dopo aver lavato il viso prima di andare a dormire, passate quest’olio sulla pelle massaggiando delicatamente.

Non più mani arrossate*
1 cucchiaino di burro di karité
2 goccia di o.e. di mimosa
Scaldate un cucchiaino di burro di karité puro e aggiungete 2 gocce di o.e. di mimosa. Passate la pomata ottenuta sulle mani per avere pelle morbida e libera dagli arrossamenti.


E infine un piccolo rituale che vi metterà in pace con il mondo.


Rituale con la Mimosa
Ingredienti:
1lt di Elisir di Luna
1 cucchiaio di miele (meglio se di tiglio)
5 gocce di olio essenziale di mimosa

Questa semplice ma preziosa ricetta per il bagno o per la doccia rituale è ottima sia per le donne che per gli uomini: le donne beneficeranno delle proprietà calmanti e riappacificatorie, ritrovando la radice del proprio potere femminile; gli uomoni potranno mettersi in contatto con la propria parte femminile e beneficiare di un ritrovato potere comunicativo.

In un litro di Elisir di Luna fate sciogliere un cucchiaio di miele e 5 gocce di o.e. di mimosa. Caricate la miscela ottenuta e versatela nell'acqua della vasca da bagno o come risciacquo finale dopo la doccia.
Visualizzate o meditate come da vostra routine.





NOTE
- Tutte le ricette contrassegnate con l’asterisco sono di mia creazione e testate solo su di me, perciò vi prego di fare attenzione e di leggere bene il disclaimer prima di provarle su di voi.
- Quando parolo di olii essenziali mi riferisco sempre e comunque ad olii purissimi e ingeribili

Testo protetto da Copyrighted e da Creative Commons.

Fonti:

martedì 18 febbraio 2020

Un gruppo di donne comprerà l'Isola delle Femmine



L'isola delle Femmine è un piccolo isolotto disabitato che si trova a poche decine di metri dalla costa dell'omonima cittadina siciliana. Sin da tempi antichi veniva usato per fini economici: i resti di alcune vasche del periodo ellenistico dimostrano che lì si preparava il garum, la salsa di pesce tanto amata dagli antichi Romani, che la utilizzavano per insaporire qualunque piatto; inoltre esiste la testimonianza archeologica che sul luogo si erigesse un edificio dedicato alla lavorazione del pesce, mentre tutt'intorno sono state ritrovate ancore e anfore puniche.

Secondo una leggenda l'isola si chiama così perché in tempi antichi 13 donne turche vi approdarono dopo essere state cacciate dalle proprie famiglie perché avevano commesso alcuni reati. Salvatesi dalle intemperie del mare, vissero sull'isolotto per 7 anni e infine furono ritrovate dai parenti pentiti che si erano messi in mare per ritrovarle. Una volta riappacificate con le famiglie decisero di stabilirsi sulla costa siciliana e fondarono Capaci (=ca' paci, cioé "qui pace") e battezzarono "Isola delle Femmine" l'isolotto su cui le donne avevano vissuto.

Ma questa è soltanto una leggenda (e lo si può ben capire dai i numeri 13 e 7 che ricorrono spesso nella narrazione mitologico-popolare); invece secondo Plinio il Giovane l'isolotto era la dimora di bellissime ragazze che si offrivano in premio ai coraggiosi vincitori delle battaglie.
Infine, la teoria più accreditata, sarebbe quella secondo la quale l'origine del nome deriva dal latino "fimis", traduzione dell'arabo "fim", che indicherebbe la bocca, cioè il canale che separa l'isola dalla costa. Di certo la componente femminile è stato il fulcro attorno al quale l'isola ha acquisito la sua importanza e la sua atmosfera magica.

Da circa 4 secoli è di proprietà della famiglia degli eredi di Rosolino Pilo, membro della spedizione dei Mille, ed è stata dichiarata patrimonio dell'umanità per la sua pecuriare bellezza. Inoltre la Lipu la utilizza come osservatorio per le specie di uccelli che la abitano. Da un anno è in vendita per la "modica" somma di 3.500.000€ ed è a questo punto che la storia si fa interessante.

Un gruppo di donne palermitane ha deciso di rendere per sempre l'Isola delle Femmine alle femmine. E per fare questo ha organizzato un crowdfunding per raccogliere i soldi necessari. Valentina Greco, Stefania Galegati, Claudia Gangemi e Marcela Caldas sono le quattro artiste dell'Ass. culturale Femminote (il cui nome si rifà a quello delle marinaie dello Stretto di Messina, narrate da Stefano D’Arrigo nel romanzo HorcynusOrca) a cui si deve la gloriosa iniziativa.
Si tratta di un gesto simbolico, certo, e di ideologica resistenza all'incontrollato sfruttamento delle risorse naturali per fini di lucro, qualcosa che va contro la logica moderna fatta perlopiù di becero commercio, ma è anche un'opposizione pratica, visto che una volta comprata nessuno potrà costruirci niente.

«Abbiamo pensato di chiedere una quota simbolica di dieci euro a donna e di comprare l'isola. - racconta Stefania Galegati - Ovviamente faranno parte dell'associazione solamente donne: gli uomini potranno comprare una quota intestandola a una donna. Su questo isolotto non vogliamo fare assolutamente nulla, è già una riserva naturale e va benissimo così, la nosta idea in barba a questo mondo capitalistico e che sfrutta le risorse naturali è quello di lasciarlo in pace, un gesto simbolico di fortissimo valore ideologico.»

Una delle opere di Stefania Galegati


A questo proposito ho rivolto alle donne dell'Ass. Feminote alcune domande sul progetto e il suo futuro. 

Domanda: Qual è stato il moto che ha generato l'idea di acquistare l'Isola delle Femmine? E qual è il messaggio che volete lanciare con questa iniziativa?
Risposta: Lo stimolo viene in modo diretto dal nome dell'isola. Compriamoci Isola delle Femmine, non avrebbe neanche bisogno di tante parole in più. Non vogliamo lanciare nessun messaggio, è un'opera d'arte che va a stimolare molti temi dal femminismo al territorio, dall'eterotopia alla liberazione del tempo, dall'importanza dell'inutile alla gestione del bene comune... ma su nessuno di questi è categorica, non vuole mandare messaggi.

D: Siete di sicuro esempio per tutte le donne che vogliono concretizzare i propri sogni e gli ideali di una vita. Quanto impegno è costato a tutte voi e come siete riuscite a raggiungere questo obiettivo?
R: Per noi non è un lavoro ma una passione, una gioia. Trovarci e lavorare all'Isola delle Femmine è una sorta di tempo liberato e desiderato. Non è stata una cosa immediata e per arrivare a questo equilibrato e lento 'passo' collettivo c'è stato un processo anche di scontri e litigi.

D: Il progetto è appena partito ufficialmente e sta già raccogliendo molti consensi. Vi aspettavate una così consistente partecipazione? Cosa vi trasmette tutto questo?
R: E' emozionante vedere l'Isola che va per conto suo, è come una creatura a se stante che noi guidiamo. Trasmette una grande energia.

D: La raccolta fondi di 350.000€ per l'acquisto dell'isola è una meta molto ambiziosa, in quanto tempo prevedete (o vi augurate) di raggiungerla? Oltre alle donazioni, come possono aiutarvi le persone interessate al successo della vostra impresa?
R: Non credo sia una meta facilmente prevedibile. E' comunque un progetto lento, lo abbiamo pensato due anni fa, e in questi due anni anche se non in maniera pubblica abbiamo avuto il tempo di dargli una struttura concettuale ed emotiva molto forte. Ogni tanto succede qualcosa che le dà una spinta immaginifica e chissà quanti colpi di scena ci saranno ancora. Ogni persona può aiutarci raccontando il progetto a più persone possibile, idealmente una rete internazionale di donne.

D: Quello che in molti si chiedono è "Cosa accadrà quando l'isola sarà stata acquistata?" Quali sono i progetti e le iniziative per il futuro?
R:  L'Isola reale verrà lasciata in pace, non le accadrà nulla. L'associazione sarà probabilmente trasformata in fondazione. In questo periodo di transizione stiamo riflettendo su tutti questi passaggi  e ci lavoreremo con la lentezza del processo che ci ha condotto fino a qui.


Grazie a tutte le donne del progetto! A me sembra una magnifica idea ed è per questo che ho già provveduto a chiedere informazioni per versare la mia quota. Certa che anche voi vogliate dare una mano alla raccolta fondi, vi lascio a qui di seguito i dati e i contatti utili. Compriamo tutte insieme questa splendida perla del Mediterraneo!

Sito web: www.isoladellefemmine.net (nei contatti troverete il form)
Youtube: youtube.com/UCwYNQNNfPknyvcp_SaS3Sdw


Immagini e fonti:
www.isoladellefemmine.net
https://it.wikipedia.org/wiki/Isola_delle_Femmine_(isola)
www.balarm.it

venerdì 14 febbraio 2020

29 Febbraio, il giorno fantasma

Arriva il fatidico 29 febbraio e scommetto che molti di voi aspettavano questo post.
Cosa si fa il 29 febbraio? che ricorrenze ci sono? quali sono le tradizioni?

Come molti di voi già sanno, il 29 febbraio fu aggiunto al calendario Giuliano per eliminare lo scarto temporale tra anno solare e anno civile. Prima della riforma di Numa febbraio contava solo 24 giorni, perciò i Romani aggiungevano un giorno in più dopo il 24 febbraio che essi indicavano con la frase "ante diem sextum Kalendas Martias" cioé sesto giorno prima delle Calende di marzo; il giorno aggiuntivo si chiamava "bis sextus dies" (sesto giorno ripetuto) da cui l'aggettivo "bisestile".

Tuttavia i Romani, pratici e razionali per natura, additavano come negativo tutto ciò che era irregolare e quindi, sin da subito, il 29 venne considerato un giorno "fantasma" e visto con sospetto. Con l'andare del tempo non si fecero aspettare le superstizioni che etichettarono questa giornata come infausta. A sentire tutti i detti popolari ci si dovrebbe chiudere in casa senza fare niente di niente.

Il detto che leggete in foto l'ho inventato io, ma vediamone qualcuno di popolare:

- Anno bisesto, anno funesto e triste chi viene appresso.
- Annata che bisesta, non si sposa e non si innesta (cioè non attecchisce niente: né le piante, né il matrimonio).
- Anno bisesto tutte le donne senza sesto ( = assesto, nel senso che le donne sarebbero più sensibili a questo genere di cambiamenti e si sentirebbero sconnesse).
- Anno bisesto tutte le cose van di traverso.
- Anno bisestile chi piange e chi stride.
- Anno bisesto speriamo che passi presto.

Insomma, è chiaro.
E in effetti nell'antichità quando arrivava l'anno bisestile si temevano pestilenze, guerre, carestie, invasioni e disastri naturali.
Ma, come dicevamo, si tratta di un'eredità esclusivamente romana: nei paesi che non hanno risentito delle influenze romane (come quelli anglosassoni) l'anno bisestile e, in particolar modo il 29 febbraio, sono considerati un ottimo momento per intraprendere attività, imprese e nuovi progetti che sicuramente avranno successo.
In tempi relativamente recenti anche da noi si è aperto qualche spiraglio positivo, infatti fino al secolo scorso il 29 febbraio era l'unico giorno dell'anno in cui le donne potevano fare proposte di matrimonio agli uomini.
Inoltre le monete coniate nelle annate biseste sono considerate ottimi portafortuna per attirare il denaro.

Fortunatamente nessuna delle orrende superstizioni ha mai trovato certezza nella pratica e lo testimonia il fatto che i molti nati in questa data sono diventati note celebrità, come ad esempio il compositore italiano Gioacchino Rossini (1792) e il più recente rapper Ja Rule (1976).

Un paio di curiosità: nel 1712 in Svezia il 29 febbraio fu seguito dal 30 febbraio allo scopo di abolire il calendario svedese e tornare al calendario giuliano.
A causa della sua infrequenza il 29 febbraio è stato scelto per commemorare la Giornata Mondiale delle Malattie Rare, una scelta piuttosto "infausta" - è il caso di dirlo - visto che ricorda al mondo un problema grave e poco sentito come quello delle malattie rare solo una volta ogni 4 anni.

E ora tocca a voi! Conoscete qualche tradizione o dicerìa legate a questa giornata? E chi di voi compie gli anni oggi? Raccontatevi nei commenti e taggate i vostri amici "ventinovini".

Per altri post come questo visitate la mia pagina facebook Calendario Pagano.

Testo protetto da Copyrighted e Creative Commons
Dipinto: Fine Art America

giovedì 13 febbraio 2020

Origini del Carnevale



Tra pochi giorni arriva la coloratissima festa di Carnevale. Vi siete mai chiesti da dove provenga e quali siano le sue origini?

Innanzi tutto questa festa è una vera e propria celebrazione della vita e dell'abbondanza. Il Carnevale trae origine da alcune festività antichissime che si tenevano presso i Sumeri e i Babilonesi, poi ereditate da Greci e Romani.

A cavallo tra febbrario e marzo si tenevano fastose processioni con particolari barche in miniatura trasportate su carri trainati da cavalli, adorni di drappi, piume e fiori. Queste processioni erano l'espressione della nuova vita in arrivo con la primavera e andavano a esorcizzare il buio invernale che stava ormai scemando.

I carri in onore di Marduk, in Babilonia, erano veri e propri carri allegorici con la rappresentazione degli astri e della battaglia che egli dovette affrontare contro Tiamat, il Serpente del caos.
Dunque il corteo aveva la funzione di mettere in scena la lotta da il caos e l'ordine, così come il Carnevale moderno ha iniziato a rappresentare la sovversione dei ruoli e della cosiddetta normalità.

Per Dioniso c'erano le Antesterie (che abbiamo visto il 26 feb.) quando un corteo di figuranti in maschera partiva dalle rive del mare per dirigersi verso il centro cittadino.

Tra i Romani c'erano i Lupercalia e gli Equirria, dove festanti travestiti e carri allegorici mettevano in scena il rovesciamento dell'ordine e il successivo rinnovo.

Infine il Navigium Isidis in onore di Iside che ritrova il suo amato Osiride. Il corteo in maschera era di tipo funebre, ma il carrus navalis di cui si servivano i figuranti e il lancio dei petali per la dea sono giugnti a noi come carri allegorici e coriandoli.

Anche se molti fanno derivare la parola Carnevale dal medievale "carnem levamen" (cioè togliere la carne), a mio avviso è un controsenso, visto che a Carnevale non si toglie la carne, bensì durante la Quaresima. E' quindi più probabile che il termine "carrus navalis" abbia avuto un ruolo fondamentale nella costruzione dell'etimo e che solo in epoca cristiana si sia voluto sovrapporre "carnem levamen" per assonanza con l'antico termine pagano.

Ci sarebbe moltissimo altro da dire, ma per il momento chiudo qui.
Vi auguro buon divertimento e ricordate il detto popolare secondo cui "E’ come un cardo senza sale, far col marito o con la moglie il Carnevale" (cioè: a Carnevale ci si diverte di più senza il partner )


Testo coperto da Copyrighted e Creative Commons
Foto di sfondo: Freepik

martedì 11 febbraio 2020

Scoperta in Romania la “Venere di Piatra Neamț” - ha 17.200 anni


Una scoperta epocale fatta da uno studente di liceo rumeno: una statuetta enigmatica, di oltre 17.200 anni. È l'unico trovato intatto in tutto il mondo negli ultimi 100 anni. Inoltre, è la statua paleolitica più importante in Romania e nell'Europa sud-orientale.

In Europa, molte di queste statue sono state scoperte nel tempo e furono genericamente chiamate "Veneri". Oltre al nome, viene aggiunta la città da cui provengono. Pertanto, quello scoperto in Romania è "di Piatra Neamț". La sua "sorella" più famosa è austriaca è la "Venere di Willendorf".

Realizzata in arenaria, la "Venere di Piatra Neamț" misura solo 10 cm. Non ha fisionomia, ma una sorta di acconciatura; la sua faccia è spesso chiamata "aliena" ilp erché è piuttosto evidente. 


La statua è stata scoperta il 21 giugno dell'estate scorsa, quando i ricercatori Marin Cârciumaru, Elena Cristina Nittu e il loro team stavano lavorando in un'area vicino alla città di Piatra Neamț dopo che il sito era stato gravemente colpito dalle inondazioni nella seconda decade di giugno.

Il primo a notare la statuetta nel fango e ad appoggiarci una mano è stato uno studente di 19 anni, Andrei Șmeu. Il ragazzo, del Collegio Nazionale "Petru Rareș" di Piatra Neamț, aiutava gli archeologi durante il suo tempo libero. “Ho trovato una statua! Sembra Willendorf! Ha una pettinatura ”, ha esclamato Andrei.

"Ha un certo valore simbolico come tutte quelle statue rese in forma opulenta, cioè i glutei e i seni altamente sviluppati, così come il fatto che non ci sono dettagli sulla testa, ma solo quelle parti anatomiche del corpo che sono in relazione alla fertilità. Dunque era certamente un simbolo di abbondanza, una Madre Sacra che proteggeva clan."


L'età della statua è di circa 17.200 anni, stabilita al Carbonio 14 a seguito di analisi eseguite in uno dei migliori laboratori del mondo, alla Beta Analitic, negli Stati Uniti. La stessa età fu stabilita anche da un complesso laboratorio a Magurele.

La statuetta, che fa parte del tesoro rumeno, ora può essere ammirata al Museo dell'evoluzione e della tecnologia umana nel Paleolitico di Târgoviște.

I ricercatori affermano che nel Paleolitico gli artisti iniziarono a realizzare sculture di donne, la maggior parte delle quali obese. Oltre 100 di questi sono stati scoperti dagli archeologi dalla Siberia alla Spagna. Qualcos'altro da tenere a mente: la maggior parte delle figure umane, realizzate tra il 30.000 e il 5.000 a.C., sono donne. Più precisamente, il 90%. E, senza eccezione, sono tutte donne esagerate. Gli storici affermano che queste statue sono rappresentative del tempo in cui furono realizzate, in cui la società umana era matriarcale. Cioè, le donne svolgevano il ruolo più importante nelle comunità.

Le forme esagerate esprimevano l'idea della maternità, dell'abbondanza e della fertilità. All'epoca, la prole era stabilita sulla linea materna, essendo la madre la più importante. Inoltre, il grasso, contrariamente a ciò che consideriamo oggi, è stato una forma di bellezza nella maggior parte delle culture del mondo.


Un'altra caratteristica di tutte le statue "Venere" è l'assenza del volto, su questo aspetto, gli specialisti non sono stati in grado di stabilire una spiegazione [anche se la spiegazione più probabile è che si voleva concentrare il focus sulle fattezze fertili, anziché sull'individualità, ndr].



Tratto e tradotto dall'originale articolo di Robert Gombos.