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mercoledì 27 aprile 2022

Testi delle ballate

The Two Magicians

She looked out of the window as white as any milk

And he looked in at the window as black as any silk

Hello, hello, hello, hello you coal blacksmith

You have done me no harm

You never shall have me maidenhead

That I have kept so long

I'd rather die a maid

Ah, but then she said and be buried all in me grave

Than to have such a nasty, husky, dusky, fusky, musky

Coal blacksmith

A maiden I will die

She became a duck, a duck all on the stream

And he became a water dog and fetched her back again

She became a star, a star all in the night

And he became a thundercloud and muffled her out of sight

She became a rose, a rose all in the wood

And he became a bumble bee and kissed her where she stood

She became a nun, a nun all dressed in white

And he became a canting priest and prayed for her by night

She became a trout, a trout all in the brook

And he became a feathered fly and catched her with his hook

 

She became a corpse, a corpse all in the ground

And he became the cold clay and smothered her all around

 



 
 

 
 


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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sabato 24 luglio 2021

Handfasting e Dextrarum Iunctio: le nozze pagane

 

Il matrimonio, così come lo conosciamo, è un rito antichissimo che si perde nella notte dei tempi e viene celebrato da millenni in ogni cultura e con ogni religione. I Celti di epoca medievale legavano le mani degli sposi quale allegoria della loro unione. Gli antichi Romani si sposavano tenendo in mano una bilancia a testimonianza dell’equilibrio fra uomo e donna, poi si davano la mano destra per simboleggiare il reciproco accordo di coppia. Nella Grecia classica il matrimonio durava tre giorni e il momento focale era il trasloco della sposa nella casa del futuro marito con tanto di corteo e banchetti a non finire. In quasi tutta l’Europa e parte del Medioriente le spose indossavano un abito color arancio, che simboleggiava il passaggio all’età adulta, e quindi la maturità sessuale; il colore bianco arrivò molto più tardi dalla cultura araba che lo accostava al bianco fiore d’arancio, simbolo di purezza.


Retaggi pagani
Anche se oggi siamo abituati a pensare che il matrimonio religioso sia solo quello cattolico con bouquet, fedi, e lancio di riso, fa un certo effetto scoprire che tutti i passi e le tradizioni sono stati presi dai culti pagani antichi e sono rimasti praticamente invariati per millenni. Per esempio, le damigelle sono un’eredità egizia: esse si vestivano riccamente come la sposa e la accompagnavano durante il corteo per confondere gli spiriti maligni che così non potevano lanciarle malefici.

Anche la tradizione di sposarsi a giugno è tipicamente pagana: siccome maggio era il mese consacrato alle nozze degli Dèi, i mortali potevano sposarsi solo dal mese successivo in poi. Inoltre la luna piena di giugno veniva chiamata “di miele” poiché quello è il momento dell’anno in cui le api depositano più miele in assoluto, e così si accomunava la consacrazione dell’amore all’idea di dolcezza. Per questo motivo il primo periodo di matrimonio (che per noi costituisce il viaggio di nozze) viene tutt’ora chiamato ‘Luna di Miele‘.

E il lancio del riso? Neanche a dirlo è anch’esso un retaggio pagano. Il riso è una pianta che nell’antichità veniva associata all’idea di abbondanza e di fertilità, perciò lanciare i chicchi sulla coppia appena sposata serviva (e serve) ad augurare una vera e propria pioggia di soldi e tanti figli sani.
Ci sono molti altri esempi e li vedremo strada facendo.

 



L’Handfasting e il Dextrarum Iunctio

Non si hanno vere e proprie testimonianze su come si svolgesse il matrimonio in epoca antica tra i Celti, questo perché non amavano la scrittura e difficilmente lasciavano documenti. Inoltre, a seconda della popolazione o del clan, il rito prevedeva rituali molto diversi tra loro, per esempio in Scozia gli sposi si giuravano eterno amore pronunciando la promessa con una pietra tra le mani.
Ma da dove arriva, allora, la legatura della mani, o handfasting?
In tempi relativamente antichi, il matrimonio veniva sigillato con un vero e proprio patto di sangue. Con la punta di un pugnale gli sposi si incidevano il polso destro lasciando fuoriuscire il proprio sangue e subito dopo li legavano insieme con una fascia di stoffa. In questo modo il loro sangue era eternamente mescolato, una era parte dell'altro e viceversa.
 
Museo archeologico di Carsulae
Come già detto, a Roma esisteva il dextrarum iunctio, cioè la giunzione delle (mani) destre. Il rito è rappresentato da diverse antefisse e bassorilievi a partire dalla fine dell'età repubblicana, cioè tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C. e si è protratto fino al VII sec. d.C..  Con tale gesto gli sposi si scambiavano la promessa di una vita insieme, come un vero e proprio accordo.
Come risultato della politica espansionistica romana, molti culti e tradizioni vennero esportati e importati, grazie al naturale scambio culturale che i romani sostenevano. Dunque, anche se l'handfasting è testimoniato a partire dal 1200, cioè in un'epoca in cui non esisteva più né il patto di sangue, né il dextrarum iunctio, è naturale supporre che da qualche parte della storia, i due riti si siano incontrati - magari solo per pochissimo tempo - ma di certo non è un caso se l'handfasting li ricorda entrambi.
E a ben vedere, in tempi tardi, anche tra i Celti si cominciò a usare la sola stretta di mano in segno di un accordo tra gli sposi.



L'Handfastin moderno

Oggigiorno i neopagani sono ormai un numero altissimo in tutto il mondo e anche i matrimoni di estrazione filo-celtica o ono in continuo aumento. Come già detto, il rituale poteva variare da regione a regione e addirittura da clan a clan, per questo motivo esistono molte varianti. Una traccia in chiave moderna ci viene fornita da un famoso testo pagano degli anni ’70 intitolato “A Witches’ Bible”, scritto dai coniugi Farrar, sacerdoti wiccan inglesi. Tuttavia al giorno d’oggi molte coppie preferiscono scegliere insieme all’officiante l’intero iter ritualistico, con il risultato che ogni Handfasting è diverso da tutti gli altri e sempre originale.
In ogni caso la cerimonia possiede uno schema di base abbastanza comune, che può essere ampliata e personalizzata, e si svolge più o meno così:

  • L’officiante traccia il Cerchio, chiama gli Dei e gli Elementi
  • fa entrare gli sposi nel Cerchio, e gli unge la fronte con una croce solare (o con un pentagramma)
  • gli sposi vengono benedetti con gli Elementi
  • l’officiante pronuncia le frasi di rito e fa promettere il “sì” degli sposi
  • le mani degli sposi vengono legate con un nastro
  • gli sposi accendono un grosso cero bianco che verrà poi acceso ogni anno per l’anniversario
  • l’officiante slega le mani degli sposi
  • gli sposi si scambiano le fedi
  • l’officiante benedice la “pietra testimone”
  • gli sposi offrono un dono agli Dei (fiori, frutta, cristalli… da lasciare possibilmente nel bosco)
  • si consuma un piccolo banchetto in onore degli Dei a base di biscotti e idromele
  • si conclude il rito ringraziando gli Dei, congedando gli Elementi e riaprendo il Cerchio.

Certamente avrete notato un passo in particolare… e cioè lo scambio delle fedi. Anche questo risale a tempi antichi: l’anello, di forma circolare, ricorda simbolicamente l’anno solare e il suo eterno ciclo stagionale. Il nome stesso proviene dal latino annus, ovvero “anno”, la cui radice indoeuropea an- vuol dire “circolo”. Inoltre il termine anulare indica il dito su cui va infilato l’anello. In altre parole la fede nuziale è uno strumento per propiziare l’eternità dell’unione. In questo senso, quindi, non ha alcun legame particolare con la sola religione cristiana, ma anzi fa da denominatore comune a diversi culti.

Ma vediamo anche gli altri elementi. Il gesto di stringersi le mani destre in segno di accordo, di cui ho parlato in precedenza, ha natali estremamente antichi: le prime testimonianze risalgono alle popolazioni babilonesi, sebbene in quel caso il significato non riguardasse il matrimonio, ma l'onore di ricevere il potere dalle mani della divinità.

Il nastro che lega le mani degli sposi acquisisce il valore di strumento magico che viene “caricato” dal volere della coppia nell’intento di unire spiritualmente le proprie anime oltre la visione terrena. Va specificato che sono molti quelli che vedono nell’unione terrena la riaffermazione di un legame che esiste cosmicamente ed eternamente fra due persone, a prescindere dai limiti di tempo e di spazio, e che quindi in ogni vita successiva essi si rincontrano e continuano la loro vita insieme. Alla fine del rito gli sposi possono scegliere di tenere il nastro come ricordo e riutilizzarlo ogni anno in occasione dell’anniversario legando reciprocamente le proprie mani, oppure di fare un nodo e di bruciarlo per sigillare l’idea di legamento.

Poi c’è la pietra “testimone” ovvero una pietra particolare scelta dalla coppia (che può essere un sasso molto levigato, un cristallo o una pietra preziosa) che simboleggia la ferma e reciproca volontà dei due a sposarsi e a rendere solido il matrimonio.

C'erano moltissimi altri riti, gesti e azioni che facevano parte delle celebrazioni antiche e che possono essere integrati. L'importante è creare un percorso liturgico in cui entrambi gli sposi si vedono e si riconoscono.


Ritualistica
Torniamo al rito in sé. Esso può essere celebrato da uno o due officianti. Nel primo caso l’officiante unico può essere un sacerdote o una sacerdotessa; nel secondo caso ci sono entrambi. In alcune cerimonie che si svolgono durante i festival celtici, l’officiante è spesso un druido (o meglio un neodruido) che sposa coppie di giovani con un rito semplicissimo: dopo che i due pronunciano il proprio nome, egli gli lega le mani e gli pone sopra un falcetto e un ramo di vischio, sigillando l’unione. 

Il falcetto e il vischio sono strettamente legati alle arcaiche funzioni religiose celtiche: il druido tagliava con il falcetto un ramo di vischio cresciuto sulle querce; anticamente si credeva che le sue bacche contenessero lo sperma degli Dèi ed era quindi il più prezioso strumento magico legato alla fecondità e all'abbondanza: due idee legate al matrimonio. Il vischio, dunque, rappresenta la funzione creativa dell’unione sessuale, che benedice la coppia e il suo amore. Non a caso, ancora oggi, ci baciamo sotto il vischio.

Altro tipo di Handfasting è quello chiamato “Intimo”, che viene celebrato solamente dagli sposi, in segreto, con al massimo la presenza di due testimoni. Si tratta di una cerimonia semplice, in cui i due sposi si promettono amore e fedeltà davanti al volere degli Dèi. Oggi è poco utilizzato a dire il vero, ma certamente ci fornisce una splendida testimonianza di un passato romantico e carico di mistero.

 

 

 


Legalmente Uniti
Per chi se lo stesse chiedendo, secondo la legge italiana, nessuna coppia può dirsi sposata con il solo rito religioso, nemmeno con quello cattolico. Tuttavia ci sono delle concessioni che possono far aggirare l’ostacolo. Generalmente si può chiedere che l’officiante venga autorizzato a celebrare il matrimonio civile con una delega speciale, ma occorre accettarsi che il proprio comune preveda questo genere di pratiche e che, in tal caso, preveda altresì che il rito possa essere officiato al di fuori delle mura del municipio.
Superati questi piccoli intralci burocratici, che sia un druido o una sacerdotessa, il vostro officiante potrà sposarvi secondo ogni legge… civile e divina.

 

Se avete ulteriori domande o necessitate di qualcuno che celebri la vostra unione, non esitate a contattarmi.

 

Crediti d'immagine:
Mad Cerimonies, Awen Creative, Monica Casalini, Johanna Polle.

lunedì 14 settembre 2020

Mabon (?)


Prima di scrivere anche una sola riga su questa "festività" è bene ricordare che il nome Mabon associato all'Equinozio d'Autunno è un grave errore storico.
Anticamente la festa non aveva alcuna nomenclatura, era semplicemente l'Equinozio d'Autunno.
Negli anni '70 l'autore wiccan Aidan A. Kelly decise arbitrariamente che serviva un nome per la festa dell'equinozio. La scelta ricadde sul dio celtico Mabon, la cui storia mitologica gli sembrò addirsi al caso.

«Mabon ap Modron» era "il figlio divino della madre divina" cioè Modron, Grande Madre gallese. La storia racconta che a soli tre giorni dalla propria nascita il piccolo Mabon fu rapito e portato nel Regno dei Morti, dove visse come prigioniero per molti anni. A quel punto sua madre partì alla disperata ricerca del figlio e come conseguenza di questo atto la popolazione del mondo diminuì.
Alla fine Mabon fu salvato da un eroe che - a seconda delle storie - può essere Culhwch o Artù.

Tale racconto ricalca il mito greco di Persefone rapita da Ade e portata negli Inferi: quando sua madre Demetra partì alla sua ricerca tutta la vegetazione smise di esistere e gli uomini cominciarono a morire.
Il mito greco veniva rievocato durante i Misteri Eleusini che si tenevano in autunno e dunque il prof. Kelly deve aver utilizzato questo parallelismo per posizionare la figura di Mabon in occasione dell'equinozio di settembre.

In effetti Mabon era tutt'altro che un dio autunnale: egli era il dio della giovinezza e della vegetazione, perciò associato alla primavera e a tutto ciò che in quel periodo rinasce.
E infatti tra i Romani venne assimilato ad Apollo Maponus per le caratteristiche legate all'arte, alla musica e alla bellezza giovanile. Non a caso la nascita di Apollo veniva ricordata proprio in occasione dell'Equinozio di Primavera e - come ben sappiamo - gli antichi non avrebbero mai fatto l'errore di associare due divinità con caratteristiche tanto diverse.

Il 22 settembre alle ore 15,30 entrerà l'Equinozio d'Autunno e, per quanto mi riguarda, io lo chiamerò così. Se è vero che i neopagani sono sempre più attenti ai dettagli e alla storicità del culto e se è vero che le divinità non vanno né confuse, né gli si deve mancare di rispetto, allora è il caso che iniziamo tutti a chiamare questa festa con il suo vero nome. O - perché no? - a sceglierne uno nuovo, corretto e storicamente accettabile, questa volta con l'apporto di tutta la comunità neopagana mondiale.
Fino ad allora, però, sarà bene porre rimedio agli errori del passato, rifiutando quelle scelte arbitrarie che ci fanno apparire come una comunità superficiale e poco attenta alla nostra stessa storia.


P.s.: mi preme sottolineare che Kelly decise a tavolino anche i nomi di Ostara e Litha, così come lui stesso dice nell'articolo "About Naming Ostara, Litha, and Mabon" che potete leggere qui.

Testo protetto da Copyrighted e Creative Commons, originariamente pubblicato su: http://monica-casalini.blogspot.com/2020/09/mabon.html
Illustrazione: autore sconosciuto, crediti su segnalazione.

Fonti:
https://www.patheos.com/blogs/adamantinemuse/2019/09/did-mabon-steal-the-autumn-equinox
https://www.patheos.com/blogs/panmankey/2015/09/mabon-outrage-and-why-we-love-the-autumnal-equinox
https://www.patheos.com/blogs/allergicpagan/2013/09/20/mabon-mabon-not

mercoledì 22 luglio 2020

Lughnasadh

 
 
Lughnasadh è alle porte. Il grano nei campi è ormai biondo e docile, la frutta sugli alberi è matura e il sole tente lentamente verso il sud dell'orizzonte celeste.

1° agosto: tempo di Lugh
Lughnasadh è un'antica celebrazione irlandese in cui si festeggia ambivalentemente la vita e la morte. E' il cosiddetto primo raccolto, quando il grano viene tagliato per iniziare il suo ciclo di panificazione.
Oggi la ruota dell'anno è al culmine della fertilità, ma è anche il momento in cui comincia un processo di lento declino.


La Vita
Il termine “Lughnasadh” significa letteralmente “Assemblea di Lugh” perché in questo giorno, secondo il mito, il dio Lugh (il dio solare, legato alle arti e alla legge) aveva fissato le proprie nozze e i giochi funebri in onore di sua madre Tailtiu (che abbiamo visto giorni fa).
Anticamente, in Irlanda, i matrimoni erano celebrati solo in questa data (ricordiamo che Beltane era riservato alle nozze divine) e per l'occasione si preparavano banchetti appositi a base di carni, frutta di stagione, mirtilli*, tanto pane, cipolle e soprattutto birra. Le decorazioni erano fatte con le spighe di orzo e grano, trecce di aglio e cipolle.
Nel giorno del matrimonio gli sposi dovevano fare particolari danze rituali prima dell'Hand Fasting e subito dopo dovevano saltare un falò (tradizione che diventò abbastanza nota dopo l'uscita del film "Ballando a Lughnasa" in cui le coppie di innamorati si sposano saltando un fuoco).

*Nota: A Lughnasadh si praticava la raccolta dei mirtilli a scopo divinatorio: se i mirtilli erano abbondanti il raccolto sarebbe stato altrettanto generoso.)
 
 

La Morte
Il 1° agosto, come anticipato, si celebravano i funerali della madre di Lugh ed erano accompagnati da giochi a carattere sportivo con gare di corsa, competizioni di abilità, ecc...
Ma giochi a parte, i riti di Lughnasadh erano volti ad assicurare raccolti abbondanti anche in autunno, così da stare tranquilli nei mesi invernali. Una delle pratiche che da sempre mira a questo scopo è sicuramente il "sacrificio". Sin dall'antichità gli uomini hanno sacrificato e immolato agli Dei (e poi al Dio cristiano) ciò che avevano di più prezioso per ottenere in cambio favori, assicurarsi beni e salute o placare le ire di chi avevano offeso. Insomma una rinuncia necessaria per raggiungere un intento più importante. E se ci pensiamo bene un tipo di sacrificio molto più leggero esiste ancora oggi come semplice fioretto: "per un mese non fumerò/mangerò cioccolata/berrò alcol
affinché mio zio si rimetta dalla malattia".
Il rito classico di Lughnasadh era l'uccisione dello "Spirito del Grano" e poteva avvenire in diversi modi. Il più conosciuto era quello del fantoccio fatto con le spighe di grano e poi arso sulla terra mietuta; in questo modo il "dio sacrificale" compie il suo destino e dalla sua morte si auspica la sua nuova vita nell'anno successivo: ovvero nuovi raccolti abbondanti di grano.
Un'altra pratica era quella di sacrificare un gallo, il quale rappresentava ancora lo Spirito del Grano: veniva dato alle fiamme e le sua ceneri sparse per i campi con o scopo di fertilizzarle.
Per fortuna anche questa pratica cruenta cessò di esistere e il gallo anziché ucciso veniva liberato per simboleggiare lo Spirito del Grano che torna nei campi per infondere nuova fertilità.



La Vecchia e la Fanciulla del Grano
«Uno dei più importanti eventi dell’anno agrario nell’antica Europa era ed è ancora il raccolto del grano. Risalente all’Età Neolitica, la coltivazione dei cereali ha letteralmente plasmato tutte le civiltà europee e mediterranee: la farina e il pane erano la vita per le antiche popolazioni.
La mitologia più antica narrò di due entità femminili, madre e figlia, che rappresentavano forse il raccolto maturo e il futuro raccolto da seminare, entrambe simboleggiate dall’ultimo covone mietuto, quasi a raffigurare la loro somiglianza e identità. Il folklore europeo ne parlò come la Vecchia del Grano, il vecchio spirito o la vecchia divinità che moriva al momento del raccolto per incarnarsi nella Fanciulla del Grano, raffigurata come una bambola formata con le spighe dell’ultimo covone e conservata come un talismano per tutto l’anno. In epoche precristiane queste due figure venivano chiamate Demetra e Persefone, o Cerere e Proserpina.»
[Tratto da "Feste Pagane" di Roberto Fattore]


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Foto: Victoria Musson

Bibliografia:
- Calendario di A. Cattabiani
- Il Ramo d'Oro di J. Frazer
- La Dea Bianca di R. Graves
- Feste Pagane di R. Fattore

lunedì 10 ottobre 2016

Halloween e la sfida religiosa nel nuovo millennio


 Quando da bambina sentivo parlare per la prima volta di Halloween e guardavo incuriosita tutti quei costumi da mostri, streghe e fantasmi, immaginavo già un ipotetico vestito da streghetta e nulla al mondo mi avrebbe indotto a pensare che quella festa avesse qualcosa di sbagliato. Anzi, nella mia mente di bambina priva di pregiudizi mi chiedevo con sincero entusiasmo perché anche da noi non si facesse una festa così simpatica, invece di rinchiuderci in due giorni di assoluta austerità, sentimento fuori luogo persino per un cimitero.

Il cimitero è infatti un luogo che per me ha sempre rappresentato la serenità e la pace sopra ogni concetto religioso e ho sempre pensato che i resti sepolti lì appartengano a persone esistite davvero, che in vita hanno avuto il nostro stesso sentire, e che il fatto di essere morti non li renda in nessun modo più degni di rispetto di quanto non gliene sia dato quando erano in vita. L’austerità perde quindi di significato in un contesto che andrebbe invece valorizzato per la sua importanza spirituale. Non è possibile immaginare la morte come un fatto di appannaggio esclusivamente religioso, penso invece che la Morte sia uno dei tanti aspetti della Vita, né più e né meno di altri momenti come la nascita ad esempio; e perciò si tratta di un fatto il cui appannaggio spetta solo alla Natura.

Gli antichi, ovvero le persone da cui proveniamo e non gente astratta descritta nei libri di storia, erano persone molto più connesse con la Natura di quanto lo siamo noi “moderni” e sapevano perfettamente che l’osservazione dei cicli naturali era la chiave per arrivare al Divino. In particolar modo furono i Celti a lasciare a noi la maggior parte delle tradizioni che oggi scioccamente collochiamo nella cultura cristiana. E la commemorazione dei morti fa parte di quelle. Avendo già parlato in queste pagine delle origini europee della festa di Halloween mi voglio ora soffermare sugli aspetti moderni e post-moderni e soprattutto su ciò che la gente crede di sapere in merito.

Ho notato negli ultimi anni un crescendo incontrollato di azioni di terrorismo religioso legato ad Halloween ad opera di gruppi estremisti i quali preferiscono di gran lunga diffondere notizie false o distorte ad hoc anziché soffermarsi sulla possibilità che ci sono altre culture al mondo, ugualmente aventi diritto di esistere proprio come la loro. Purtroppo però alcune persone non riescono ad accettare il concetto fondamentale che lo stesso Cristo professava proprio per le loro orecchie: la tolleranza.
Halloween altri non è che l’antica celebrazione celtica riservata alla commemorazione dei morti, che nei millenni si è trasformata – esattamente come tantissime altre – in quella scanzonata festa in cui zucche e fantasmi la fanno da padrona per motivi folcloristici e non certo per idee sataniste come qualcuno ama balbettare in giro. Un vecchio adagio recita: “Il male è negli occhi di chi guarda” ed è esattamente questo il caso di cui stiamo parlando. L’uomo teme per sua natura ciò che non conosce e lo sappiamo bene noi italiani che importando le nostre tradizioni popolari in America abbiamo rischiato più volte il linciaggio da parte dei puritani che prima di noi abitavano in quelle zone. Per far un esempio, se non avete mai sentito parlare della Benedicaria, vi basti sapere che si tratta di una forma di magia cristiana e che – guarda caso – esiste solo nelle popolazioni americane di origine italiana e oggi è considerata alla stregua dell’esoterismo cattolico, tanto che alcuni riti vanno fatti con l’aiuto del parroco. Insomma il mondo è bello perché è vario e questa meravigliosa varietà non va in nessun modo omologata a suon di allarmismi religiosi.

Penso al fatto che siamo nel 2016, a quasi mille anni di distanza da quando fu fondata l’Inquisizione, e andiamo nello spazio, creiamo strumenti tecnologici impensabili fino a pochi decenni fa, facciamo camminare i disabili con protesi intelligenti… ma allo stesso tempo crediamo a superstizioni medievali priva di ogni logica e soprattutto di buon senso. Quando sento queste assurdità mi aspetto da un momento all’altro che uno di questi signori del nuovo terrorismo inquisitorio scappi via davanti ad una foto digitale gridando che gli è stata rubata l’anima…

La festa dei morti viene celebrata in tutto il mondo in tantissimi modi diversi, ad esempio in Messico si confezionano teschi di zucchero coloratissimi da regalare ai bambini; in Oriente c’è l’Hangry Ghost Festival in cui tutti commemorano i propri defunti bruciando oggetti di carta come scarpe o vestiti finti. Vorrei chiedere a quegli integralisti cattolici cosa farebbero se un giorno arrivassero gruppi di minoranze messicane a riempire i negozi di teschi colorati anziché di zucche: gridereste all’allarme satanista anche in quel caso così palesemente erroneo?
Ma soprattutto vorrei chiedere ai cristiani moderati cosa state facendo di preciso contro questo movimento repressivo? Restate a guardare senza fare nulla o pensate di porre un freno contro coloro che ledono innanzi tutto la vostra immagine e quella della Chiesa?
Einstein diceva che il mondo va male non tanto per colpa dei cattivi, ma per colpa dei buoni che rimangono in silenzio.

E con queste dotte parole di un uomo che ha cambiato il mondo con la scienza e non con le superstizioni vi lascio invitandovi a conoscere davvero cosa è Halloween, quali sono i fantomatici legami con il Satanismo o con le tradizioni americane e sopra ogni cosa vi invito a ragionare con la vostra testa. Non lasciate offendere la vostra intelligenza: www.levereoriginidihalloween.it


Articolo originariamente scritto da Monica Casalini per la rivista Italia Magazine
Immagine di Alexander Raths


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martedì 28 ottobre 2014

Riscoprire le origini di Halloween - Il Saronno

Dalle pagine del quotidiano Il Saronno un mio articolo per fare luce sugli aspetti luminosi di Halloween e sulle sue origini europee.


SARONNO – Sfatare falsi miti sulla ricorrerenza di Halloween e raccontarne le vere origini è quello che si propone la saronnese Monica Casalini che ci ha inviato questo breve testo sulla festa che ricorrerà tra pochi giorni. Un’occasione per dar voce alle promotrici, tra cui la stessa saronnese, del sito www.levereoriginidihalloween.it 
 
Siamo alle solite. Anche quest’anno sono tornate le crociate contro la festa di Halloween: chi la definisce americana, chi addirittura satanica!
Che ne dite se facciamo un po’ di luce sulla cosa?
E proprio per fare un po’ di illuminante cultura è nato l’anno scorso il progetto “Le vere origini di Halloween” promosso da quattro donne decise a diffondere un po’ di sano sapere e soprattutto di buon senso. Infatti la festa dei morti nacque millenni fa nelle lande del Nord Europa con il nome di Samhain, ovvero “fine dell’estate”; i Celti celebravano l’ultimo raccolto agricolo e si preparavano al freddo inverno che all’epoca era sinonimo di morte per moltissime persone. Per questo motivo la festa venne associata al culto dei morti che in questa occasione venivano commemorati con l’auspicio di rinascere in primavera. Se vi suona familiare è perché l’odierna Ognissanti è proprio l’eco moderno di quella antichissima celebrazione.
Una festa europea quindi, non americana, giunta anche in Italia tramite gli scambi con gli antichi Romani; una festa volta alla vita e non al satanismo (gli antichi Celti non conoscevano il concetto di Satana, figura introdotta millenni dopo dalla Chiesa Cattolica).

Nel sito ufficiale (www.levereoriginidihalloween.it) sono raccolti moltissimi articoli scritti da storici e ricercatori italiani che hanno messo le loro conoscenze a disposizione del progetto e i risultati sono sorprendenti: forse non tutti sanno che Halloween veniva ancora festeggiata in tutta Italia appena 70/80 anni fa, proprio nella maniera che conosciamo oggi, cioè con zucche, travestimenti e dolcetto-scherzetto! Le sezioni del sito sono parecchie e si aprono ad ogni argomento: ci sono ebook scaricabili, rassegne stampa, volantini da stampare e un ottimo articolo scritto da Laura Ghianda, dottoressa in Scienze dell’Educazione, che spiega come festeggiare Halloween sia costruttivo per la psicologia dei bambini e addirittura propedeutico

“Da ricercatrici di folclore antico e studiose di spiritualità eravamo davvero stanche di leggere tante assurdità su questa bellissima festa nostrana – dicono le promotrici del progetto – Così un giorno ci siamo dette che era giunto il momento di fare qualcosa di concreto per rendere giustizia storica e soprattutto per contrastare quel senso di nuova inquisizione che si sta manifestando negli ultimi anni. Ci riferiamo ai gruppi di estremisti evangelici che la notte di Halloween si prendono la briga di uscire vestiti da angeli appositamente per disturbare chiunque voglia festeggiare Halloween con minacce di cattivo gusto (“finirai all’inferno”, “stai consacrando i tuoi figli a Satana”, ecc…). A nostro avviso questo atteggiamento è lesivo dei diritti basilari che le persone hanno, ovvero di fare quello che meglio credono secondo coscienza senza finire nel mirino di fanatici religiosi”

E aggiungono: “Con il nostro progetto non vogliamo convincere nessuno a fare qualcosa che non si desidera, semplicemente vogliamo dare i giusti strumenti affinché la gente giunga da sola alle conclusioni secondo i propri principi etici, e non a causa di informazioni volutamente distorte per fare terrorismo.”

Oltre al sito web, quest’anno c’è una grossa novità: tutto il progetto diventerà un libro che le promotrici doneranno alle biblioteche di tutta Italia. Ovviamente per fare questo hanno creato una raccolta fondi con sistema croudfunding alla quale ogni titolare Paypal potrà fare una donazione anche di un solo euro.

Le sorprese non finiscono qui! Sulla loro pagina facebook.com/levereoriginidihalloween ogni giorno vengono pubblicate notizie, novità, articoli, interviste, foto, video e tanto altro! “Abbiamo avviato anche un movimento social su Instagram con il quale invitiamo tutti a postare foto e immagini relative ad Halloween taggandole con l’hashtag #levereoriginidihalloween”.

Insomma tanto da sapere, tanto da fare e tantissimo da condividere su questa festa inaspettatamente italiana e portatrice di buon umore!